Il labirinto del fauno + dissertazioni sul contesto

Che titoloni. Non so se sia il caso di giurarci, al 90% però non ho mai usato il termine “dissertazione” prima di oggi.
Qualche giorno fa, nel penultimo post prima di un semi-forzato silenzio (in compenso l’inglese mi sto accorgendo di conoscerlo meglio di quanto pensassi) ho parlato di un recente acquisto: questo.
In merito ho scritto un post a metà tra il bruttissimo e l’impietoso, non un’immagine, non una notizia editoriale, non una traccia di chi l’abbia scritto. Chiedo perdono, la mia testa è un po’ altrove in questi giorni.

Gli autori de “La Progenie” sono Guillermo del Toro Chuck Hogan. La frittata ormai è fatta, non torno indietro a parlare di un libro che ho iniziato solo ieri. Come faccio spesso ho approfondito a riguardo dei due nomi e, come pensavo, uno dei due non ha molto a che fare con la letteratura. del Toro, che da bravo ignorantone come sono non conoscevo, è un regista e produttore cinematografico.
Proprio nel giorno in cui scrivevo al riguardo degli effetti che può avere leggere un nome su una copertina (qui – nei commenti) ho senza volerlo verificato l’effetto delle mie strambe teorie: mi ero già da due giorni procurato un’opera del “nome” in questione. E che opera, candidato a cinque premi oscar, tre dei quali “presi e portati” a casa. Sono proprio un dannato ignorante. Come on!

Il Labirinto del Fauno – 2006
Regia: Guillermo del Toro
Genere: Drammatico | Fantasy | Mystery
Cast: Ivana Baquero, Sergi Lopez, Maribel Verdù, Daug Jones, Doug Jones, Adriadna Gil

Ofelia è una bimba che vive nei giorni bui dell’Europa. La storia si svolge nel 1944, nei giorni dello sbarco in Normandia. L’Europa è in fiamme. La vicenda si svolge in Spagna, lì la guerra è ormai quasi un ricordo, Francisco Franco ha preso il potere al termine di una sanguinosa guerra civile e i suoi eserciti sono impegnati a “ripulire” le campagne e le strade dalle ultime minacce rosse.
Potrei fermarmi qui, davvero. Senza proseguire né nella trama né nelle vicende più strettamente legate al fantasy. L’ambientazione storica di un film è tutto e se i fanghi della Somalia sono il cuore di Bloody Diamonds e la triste vicenda del genocidio degli Armeni è il perno de La Masseria delle Allodole, ai miei occhi il pregio più grande del film di del Toro sta nel contesto scelto: uno dei periodi più bui e crudeli del novecento visto da un lato nuovo, trascurato tanto da Holliwood quanto dalla letteratura e la storiografia in genere…

Ma non perdiamoci… non perdiamoci. Ofelia è una bimba che accompagna la madre – in dolce attesa – dal patrigno, un crudele capitano franchista impegnato nelle “ultime lotte” di cui ho detto sopra. Vive in un mondo tutto suo, come molte bambine e, quando è sera, appoggia la testa sul pancione della madre e racconta al fratello le sue storie.
Storie che le permettono di evadere, di fuggire, cercando un proprio posto al mondo…

Dai suoi sogni prende forma il fauno, l’emissario del “Re-suo-padre” col compito di riportare la principessa di un mondo che stà altrove a casa.
Il fauno le dice che quella principessa è lei, Ofelia, ma per portarla con sé deve prima verificare che in lei non vi sia ormai una “insuperabile” mortalità. Dovrà affrontare e superare tre prove, la piccola Ofelia, riportare in vita un albero ucciso da un grosso rospo, sopravvivere a un banchetto e…

Ma il fantastico sta sullo sfondo. E’ come un grandi intermezzo fatto di fate e creature magiche in un mondo in cui la magia non esiste, fatto di miseria, codardia e crudeltà.
Un mondo di cui il fantastico è lo specchio stesso e per andare avanti Ofelia dovrà dimostrare di non essere stata contaminata… di essere salva. Di non essere una mortale.

Non è un film per tutti, men che meno di quelli da far vedere ai bambini la notte di Natale. Il sangue, la crudeltà – nella sua immensa banalità, espressa alla perfezione dal personaggio capitano Vidal – e il dolore delle perdite e delle separazioni della guerra stanno al centro di una storia in cui la protagonista è una bimba candida, ingenua, che per non sporcare il proprio bel vestito decide di lasciarlo su di un ramo prima di andare a riprendersi la sua vita principesca.
Non è un film per tutti, lo ripeto, ma chi sa apprezzare le opere un po’ impegnate non può non rimanerne estasiato.
Vivamente consigliato.

Giudizio: 4,5/5

Grazie a tutti.

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Una risposta a “Il labirinto del fauno + dissertazioni sul contesto

  1. Il labirinto del fauno è un grande film! Sono perfettamente d’accordo con te. E la sua forza sta proprio nella scelta del periodo storico in cui è ambientato. Il regime franchista con le sue sanguinose repressioni è nell’aria senza essere quasi mai mostrato.
    P.s. Sapere di non sapere, come diceva il buon vecchio Socrate (e non uno a caso!) è un grande pregio e indice di grande saggezza 😉

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