A Song of Ice and Fire (2)

Ne avevo già scritto un po’, per chi ha memoria labile quanto la mia può andare a guardare qui se lo ritiene opportuno. “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” rappresentano la droga del momento, almeno per quanto mi riguarda. Per colpa di questa saga, pensate un po’, ci sono ben sei albi Marvel fermi sul comò che attendono di essere sfogliati. Ma “Marvel vs Tutto_il_Resto” è un argomento a sé.

Il post lo voglio aprire con una domanda: Perché leggere le cronache?

Presto detto: perché rappresentano qualcosa di unico, almeno per quanto riguarda le mie ben misere conoscenze fantasy. Da Tolkien a Gaiman, da King a Evangelisti, non ne saprò poi tantissimo, è vero. Ma un’idea sono in grado di farmela. Il “Fantasy” di Martin è unico. A seguire alcuni punti a favore della saga.

  • L’accuratezza storica. No, non mi drogo. So che Asoiaf è una saga fantasy e so anche e soprattutto che è ambientato in un mondo immaginario, solo lontanamente simile al nostro Medioevo; un mondo di draghi, di morti che si risvegliano nella notte e di giganti che cavalcano Mammuth, un mondo in cui estati e inverni si alternano in maniera diversa dalla nostra e durano anni e anni.
    Martin, però, con le Cronache è riuscito a creare un mondo vivo, con una sua storia che poco per volta viene snocciolata man mano che i capitoli si susseguono, in un alternarsi di mito e leggenda che gettano ombre su ciò che vero, confondendolo con ciò che non lo è. E la storia dei personaggi si muove coerentemente in questo contesto, seguendo trame che si ramificano sino a intrecciare questa storia.
  • Il realismo. Cos’è il bene? Cos’è il male? Sofismi a parte, bene e male nel nostro mondo sono qualcosa di discutibile. Chi è completamente buono? Chi non lo è neppure per sbaglio? Martin spezza i cliché dell’high fantasy Tolkieniano, riempiendo la storia di personaggi mai totalmente giusti o sbagliati e i cui punti di vista potrebbero finire quasi per toccare il disaccordo dei lettori.
    Il cinismo, poi… un vivo consiglio: non vi affezionate mai a un personaggio della saga. In un mondo vivo, reale, esistono la crudeltà e la sofferenza. Esiste la morte…
    Se come me arriverete ad amare le cronache finirete con l’odiarne l’autore. E io lo odio, in maniera amorevole ma lo odio.

    I Sette Regni

  •  La struttura. I vari libri che compongono Lo Cronache sono suddivisi in capitoli e ognuno dei vari capitoli si rifà ad un determinato punto di vista (Pov – Poin of View), una scelta nuova per la mia esperienza di lettore, spiazzante ma anche e soprattutto affascinante. Un’unica, grande storia, vista con occhi differenti e che porteranno irrimediabilmente a illuminare con una luce tutta loro i vari personaggi che popolano questo mondo. Ogni Pov ha la sua storia personale, il suo onore e la propria onta. E ognuno di essi ha le sue speranze e le sue paure.
    Una cosa che ho, piacevolmente, notato durante la lettura è che la struttura a Pov attenua/annulla l’effetto noia che, ahimé, provo in più o meno tutti i libri. Vien da sé che dopo mille e passa pagine si arrivi a momenti di stanca che spingano il lettore a leggere meno e a subire “tentazioni”. A cosa mi riferisco? Sono il re della non-costanza, non vorrete mica che non provi il desiderio di lanciare un libro che mi annoia dalla finestra e cercarne un altro, vero? Con le Cronache questo accade meno e la struttura a Pov, imho (in my humble opinion) aiuta. Quando un libro viene a noia, la trama non prende, i personaggi non “catturano” etc… è umano l’istinto di attendere con ansia la fine della storia e, se la fine della stessa è lontana, l’istinto di cui si è detto si trasforma in voglia di abbandonare il tutto. Nelle Cronache non accade: ogni Pov gode di vita propria e cattura il lettore a modo proprio, tanto per il suo carattere quanto per le vicende che lo vedono protagonista. Vien da sé che se un Pov annoia, data l’alternanza, l’istinto del lettore passa dal “Quando finisce ‘sto scempio di libro?” a “Quando finisce ‘sto scempio di capitolo?” forte del fatto che fra venti pagine Brandon Stark lascerà spazio a un altro Pov e questo potrebbe essere quel Tyrion Lannister che Tu (Io) ami e di cui vuoi leggere tanto.
    Il primo libro, A Game of Thrones  (in Italia diviso in “Il Trono di Spade” e “Il Grande Inverno”), raccoglie i Pov di otto personaggi: Lord Eddard Stark, protettore di Grande Inverno, con la moglie Catelyn e i figli Brandon, Sansa, Arya e Jon (quest’ultimo nato “bastardo”), Tyrion Lannister detto il Folletto per la sua particolare statura (che – a riprova di quanto detto alla voce realismo – deriva da una malattia) e cognato del Re dei Sette Regni, e Danaerys Targaryen che con suo fratello rappresenta l’ultima della famiglia che ha regnato sui Sette Regni per migliaia di anni prima delle vicende che porteranno agli sviluppi che leggerete sin dal primo libro.
    Problema: la struttura a Pov vi porterà gioco forza a “vivere” il personaggio, i suoi pensieri e le sue idee. Ovvio che se quel cinico di Martin ve lo fa crepare ci restate anche peggio…

    Lord Eddard Stark, nella serie televisiva interpretato da Sean Bean.

  • La magia. Nulla di eccelso, nessun Deus Ex Machina all’orizzonte. Solo oscuri poteri che si risvegliano pian piano, poco per volta e che rinascono come antiche creature scomparse da anni. Non resisto… ci sono i draghi, signori. I draghi.

Venendo alle conclusioni, rifaccio la domanda: “Perché le leggere le Cronache?” , risposta: “Perché Sì.”
Perché non farlo? Perché la saga non è ancora conclusa e il cinico è già anzianotto… forza George, siamo tutti con te!

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3 risposte a “A Song of Ice and Fire (2)

  1. Ti adoro in post come questo! Perché il Fantasy è un genere che non mi va molto giù (escluso il Fantasy di King, naturalmente, ma quella è un’altra storia…) e Il Signore degli Anelli, benché adori il film, non sono mai riuscita a finirlo. Ma per come hai parlato di questi libri mi hai fatto venire voglia di leggerli. Perché in poche parole sei riuscito a spiegarne le caratteristiche per te essenziali e la chiarezza con cui lo hai fatto arriva subito a chi legge. 🙂

  2. Anch’io non lo amo affatto. Oltre agli autori citati nell’articolo mi sono approcciato anche alla Hobb e alla Rowling ma niente, quel fantasy non mi ha mai preso. Asoiaf invece è ben diverso.

    Il mio consiglio, forse poco ortodosso, è iniziare con la serie (corrisponde al primo libro / primi due in Italia), è molto fedele e ne incarna ogni aspetto (Anche se il libro è più crudele, imho…)

  3. Pingback: Osare | Paroliere Casuale

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