Osare

Osare : avere il coraggio di fare qualcosa!


Dopo la breve lezione di lessico italiano, per la quale ringrazio il sito http://www.dizionario-italiano.it/ dal quale ho preso la definizione, eccomi a introdurre l’argomento del post: il coraggio di fare qualcosa.
Non temete, non è una delle mie celeberrime esternazioni bloggerecce. Parlo di     arti varie: fumetto, musica, letteratura e tutto ciò che verrà. Perché il coraggio serve in ogni dove…

Lo spunto nasce da quanto accaduto nella penultima puntata della serie The Walking Dead, nella quale (come ho ampiamente spoilerato con l’amica _Gre_ nel post precedente) ci saluta quello che a mio avviso è il personaggio più riuscito della serie che, malgrado il successo, solleva non poco clamore almeno nel nostro bel paese.
Non sto qui a scendere del dettaglio della serie, non è il post adatto. Lo spunto, però, c’è: gli autori della serie televisiva (che separo dal fumetto tanto per il fatto che non l’ho letto quanto perché vi sono differenze sostanziali) hanno compiuto in questo senso una scelta coraggiosissima. Hanno confezionato un prodotto, lo hanno offerto ai loro spettatori e, dopo i vari feedback positivi, hanno portato ad uno sconvolgimento che di certo avrà causato qualche malumore. Questo è OSARE.

Stessa cosa accade nella saga che sto leggendo (qui e qui ne trovate un assaggio), dove l’autore osa (e percula, passatemi il termine) in continuazione, lasciando spesso il lettore spiazzato, deluso, irritato e con la maledetta voglia di prendere parte lui stesso in quella storia.

OSARE vuol dire rendere “reale” il prodotto, “vivo” e sempre nuovo. Qualcosa di simile a quei musicisti che ancora oggi si sforzano di sorprendere, di inventare e creare sempre qualcosa di nuovo. Il tutto malgrado come si ben sa “le note sono solo sette”.

La discussione mi richiama un altro mondo abbracciato negli ultimi tempi: bello, affascinante, ma purtroppo stantio. Un mondo che soffre un approccio eccessivamente conservatore e target-oriented che mira a mantenere stabile la fetta di pubblico rinunciando, spesso, a far crescere l’opera con esso. Capita così che un eroe della seconda guerra mondiale che era giovane all’epoca si presenti giovane tuttora con in più un qualche stratagemma che mascheri la cosa come possibile.
Parlo di supereroi, per chi volesse dettagli in più. Ho iniziato a leggere Marvel (c’è anche la Distinta Concorrenza ma lì sono un pesce fuor d’acqua completo) durante uno dei famigerati Crossover, una trama che raccolga attorno a sé tutti gli eroi col marchio Marvel e che abbia il fine ultimo di stravolgere il contesto in cui operano. Nello specifico si trattava di Civil War.

Un Crossover  tutto fuorché banale, scontato o, come comunemente vengono definiti tali fumetti, bambineschi. Lo si può facilmente evincere dalla trama (che copio spudoratamente dalla pagina di cui sopra):

A causa di un’esplosione causata da un supercriminale di nome Nitro, un intero paese venne spazzato via di colpo, e centinaia di persone, compresi moltissimi bambini, persero la vita. Dopo questa vicenda tragica, il governo degli Stati Uniti e l’organizzazione S.H.I.E.L.D., dopo pressioni fatte dai cittadini superstiti e dal resto della popolazione, decidono di introdurre il cosiddetto “Atto di Registrazione dei Superumani” : con questo decreto, il governo degli Stati Uniti d’America avrebbe la facoltà di registrare le identità civili degli individui dotati di superpoteri. La comunità dei supereroi si spacca in due fazioni di fronte a questa decisione: i contrari alla registrazione, che hanno Capitan America come leader, e i favorevoli, capeggiati da Iron Man.

A me sembra anche attualissimo. In questo crossover si osa? Certo che lo si fa, ed è proprio questo che mi ha spinto nel lontano 2007 ad addentrarmi in questo ampio (e dispendioso!) mondo. Alcuni esempi? Due su tutti.

  • Tutti conosciamo l’Uomo Ragno, l’eroe di quartiere e le sue battaglie per tenere il mondo all’oscuro della sua reale identità di Peter Parker, fotografo freelance e squattrinato tanto quanto me. In C.W. Parker, sconvolto per la morte delle persone durante l’attacco terroristico di cui sopra sposa la causa di Tony Stark (Iron Man) e decise di smascherarsi per dare il buon esempio. Un errore che costerà la vita alla sua cara zia May e che lo porterà a indossare il costume nero per dare la caccia – in maniera rabbiosa – ai responsabili della sua morte;
  • Capitan America, leader degli Anti-Atto_di_Registrazione diverrà fuorilegge e, al termine della guerra da cui uscirà sconfitto verrà trascinato in catene a giudizio. Lì un cecchino gli sparerà e troverà una morte che verrà compianta da tutto il mondo degli eroi, in una serie di storie molto belle che contribuiscono a rendere il lettore partecipe della perdita.

Si osa, dunque. E poi? E poi tutto torna come prima. Ad oggi l’Uomo Ragno è ancora dov’era, il mondo non sa che è Peter Parker e zia May gode di ottima salute. Anche Cap è al suo posto, sebbene il suo ruolo sia un po’ diverso e…
E penso che la riflessione possa dirsi al suo termine.
Non è la morte dei personaggi il nodo della questione. Zia May, poi… quegli eventi hanno spinto i personaggi del mondo che io stavo adorando ad evolvere, cambiare. Li stavano facendo crescere: nel bene o nel male.

Quello che sogno di scrivere è qualcosa di reale, vivo e in grado di sorprendere. E la paura di osare non gli appartiene. Spero solo di riuscire a trovare le idee giuste.

Saluti,
Dott. Qwerty.

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7 risposte a “Osare

  1. E’ vero, il coraggio di osare manca a molti e in molte forme di espressione. Ma oltre alla tua interessantissima riflessione vale la pena chiedersi perché. Perché manca questo coraggio? Io ho una mezza risposta che non c’entra col non avere idee originali da mettere in pratica. Il nodo, secondo me e come sempre, è il profitto. Se osi, fondamentalmente, rischi. Perché confezioni un prodotto che, probabilmente, piacerà a pochi ma, sicuramente, dispiacerà a molti. I binari già tracciati assicurano un successo che è anche ritorno economico. Le strade poco battute non è detto.

  2. La differenza fondamentale fra The Walking Dead, Game of Thrones e i vari Marvel risiede nella centralità dei personaggi. “In my humble opinion”, il ruolo ricoperto da un Ed Stark o uno Shane non è minimamente paragonabile a quello affibbiato a Peter Parker nelle sue avventure. Spiderman è solo e insostituibile, mentre The Walking Dead e Game of Thrones pullulano di personaggi importanti e interessanti, approfonditi tutti allo stesso livello e pertanto tutti potenzialmente eroi. Basti pensare a Tyrion Lannister piuttosto che a Jon Snow: entrambi figli “indesiderati”, uno non all’altezza (ma solo nel senso letterale del termine), l’altro bastardo, ma entrambi di fondamentale importanza. E ancora Andrea, o Deryl, che sembrano gli emarginati del gruppo, ma ci hanno regalato le lezioni di sopravvivenza più belle della serie.
    Nei fumetti Marvel, tolti gli eroi, chi rimane? E nei Crossover, che sembrano più “ammucchiate” che “rimpatriate”, il lettore difficilmente apprezzerà un cambiamento che non ha mai visto nella saga originale: i personaggi mascherati sono troppo fossilizzati nel loro ruolo per venirne fuori sotto un’altra luce.
    Per osare non c’è bisogno solo di una buona dose di coraggio, ma ci vogliono anche i presupposti.

  3. Dipende molto dai punti di vista, un personaggio statico è un personaggio imho non credibile. E’ sbagliato che ve ne siano? No. E’ irrispettoso dei lettori? Forse.
    Sempre restando nel mondo Marvel, un crossover che si rispetti deve abbracciare le testate, non “passarvi sopra” come spesso accade, forse per le ragioni espresse da Vale.

    Quando ho scritto quel pezzo di post, poi, mi è venuta in mente la celebre morte di Gwen Stacy: perché allora questi eventi – non in quanto tali, ma in qualità di eventi scatenanti un’evoluzione in Parker – erano irrimediabili e oggi, alla causa scatenante sai che corrisponderà il ritorno dello status quo?

  4. mi sto facendo una cultura pazzesca grazie a te. comunque, per essere preciso, le note sono 12 nella notazione occidentale. in oriente suonano e sentono anche i quarti di tono 🙂
    quindi, l’osare degli autori è relativo alla loro capacità di sentire le variazioni. più si è analogici, più si osa, secondo me. è il digitale che ci frega: o uno o zero.

      • esistono gli accidenti: i diesis/bemolle
        do do# (re bemolle) re re # (mi bemolle) mi fa (tra mi e fa non c’è niente) fa # (sol bemolle) sol sol# (la bemolle) la la # (si bemolle) si – do (tra si e do non c’è niente) 🙂 chiamarli diesis o bemolle a seconda del verso.
        La cultura che offri è il racconto che fa di quello che leggi, guardi. e l’analisi susseguente. non è affatto poco!

  5. Pingback: Si respira | Paroliere Casuale

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