Trama bene chi… trama bene

Il sogno di ogni scrivano che si rispetti è – dovrebbe essere – quella di dar vita a qualcosa di unico. E sì, ho detto sogno. L’aspirazione, in my very humble opinion, è fare soldi. Bando alle ipocrisie, a quale scrivente non piacerebbe vivere con le proprie righe?

Dove risiede, dunque, questa unicità? Non esistono dogmi che tengono, l’unicità nasce spontaneamente da una serie di creazioni e sottocreazioni, dall’abilità di chi scrive nello scrivere e nel riuscire a far convergere elementi spesso differenti. Mi rendo conto che ho scritto in arabo ma io, suddetta abilità, non penso di averla.
Andiamo con un po’ di ordine:

– Prima cosa che ritengo sbagliata è rifuggire dai cliché come se fossero il male assoluto, la belva a tre teste che divora le carni e assorbe le anime del povero colui che scrive. L’originalità di un cliché è direttamente proporzionale solo e soltanto all’abilità di chi scrive. Se si sa “disegnare” il personaggio, questo risulterà comunque nuovo. Quali armi per farlo? Da “uno che pensa di sapere benché non sappia fare” i consigli sono due:

  • Background: tutti hanno una vita, tutti hanno delle relazioni. Ogni singolo evento ci segna, nella realtà come nella fantasia, anche dietro una ruga può esserci una storia. Tiriamola fuori e la cameriera che serve caffé annacquato in una tavola texana o il poliziotto yankee con un divorzio alle spalle e un passato/presente d’alcolista possono comunque andare bene se ben lavorati.
  • Dialoghi: come caratterizzare un personaggio se non facendolo vivere, interagire e relazionare con gli altri? Ieri, nel blog di Vale si è “parlato” di The Stand: l’Ombra dello Scorpione. Il successo del libro in questione, imho, risiede proprio nella capacità dello scrittore di creare quell’insieme di situazioni che rendono i personaggi vivi. Senza scendere troppo nel dettaglio della trama è come se l’evento scatenante i fatti del libro fosse solo un pretesto per permettere all’autore di raccontarci le storie di Stu, Larry e compagnia bella.

Questo per quanto riguarda i personaggi. L’originalità di un’opera, però, non si esaurisce qui. C’è dell’altro, per esempio… no, aspetta. Se scrivo tutto ora poi mi tocca sparire. Non è questo quello che volete, vero?

Alla prossima,
Qwerty.

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9 risposte a “Trama bene chi… trama bene

  1. …per esempio il cliffhanger, di cui ci hai dato un formidabile esempio nel finale di post! ahuahua complimenti 😉
    Concordo con te sulla necessità di dare un background al personaggio. Amo molto i flashback e la possibilità di tirarli fuori nel mezzo della storia per giustificare delle azioni che fino a quel punto erano risultate incomprensibili. La rivelazione di un passato che segna e che influenza la storia credo sia molto bella nonché realistica.
    E i dialoghi, sì. Quando (quelle poche volte e ormai tanto tempo fa) mi capita di scrivere, sembra quasi che io stia sceneggiando un film: mi piacciono finanche i discorsi banali o scherzosi, nonsense o “spezzati”, sì, perché anche questi sono realistici.

  2. Che dire se non che sono perfettamente d’accordo? King è un maestro nel farti innamorare dei personaggi, anche di quelli che muoiono dopo due righe da quando te li ha presentati. E la sua abilità risiede proprio nel darti dei particolari intimi che ti permettano immediatamente di affezionarti a quel personaggio, di fartelo sentire vicino.
    E sono d’accordo con te anche quando dici che l’originalità a tutti i costi non è necessariamente la risposta. A volte nel saper narrare delle storie banali c’è molta più abilità. Un esempio cinematografico? Cosa voglio di più di Silvio Soldini. Cosa c’è di più banale e già visto di una storia di corna? Eppure lui è riuscito a raccontarla in un modo così intimo che è impossibile non rimanerne coinvolti!

    • Infatti, l’intimità contribuisce a dare spessore e in ambito cinematografico/televisivo è anche più difficile farvi ricorso… c’ho un esempio bello e pronto, lo userò per uno dei prossimi post 😉

  3. anni fa, nel tentativo di imitare il collettivo wu-ming, con altri 6 amici abbiamo provato a scrivere un romanzo. nelle prime 50 pagine il protagonista cambia: nome 5 volte, capelli 3, altezza 2 (una volta era anche un nano), età 10, background socio-economico-culturale ad ogni pagina. il bello è che a noi sembrava coerente, visto che il protagonista era un agente segreto 🙂

  4. Probabilmente è più difficile rendere originale un clichè tramite una buona scrittura, piuttosto che inventare qualcosa di mai visto. E ancora più difficile unire un clichè reinventato a qualcosa di mai visto! Invece nei dialoghi anch’io ho sempre l’impressione di sceneggiare un film e quando la cosa rende il tutto più realistico e “visivo” direi che è decisamente positivo =p

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