Il Pozzo e il Pendolo – Ci provo

Nell’ultimo anno mi sono avvicinato, per la prima volta, al mondo dei racconti brevi. Pochi caratteri, piccole storie, spesso in grado di avvinghiare il lettore come poche altre opere. A riprova che non è il numero di parole a garantire la profondità di un testo.

Con questo post inauguro quella che nelle mie intenzioni sarà una serie di post tematici sull’argomento. Obiettivo: presentare, trattare e forse recensire racconti dalle provenienze più disparate. In alcuni casi il racconto potrebbe essere di un nome famoso, in altri potre pescarlo chissà da dove. Il primo racconto che tratterò, come si intuisce dal titolo, è Il Pozzo e il Pendolo, di Edgar Allan Poe.

Innanzitutto, qualche cenno bibliografico. Il Pozzo e il Pendolo, scritto dal maestro Edgar Allan Poe, viene per la prima volta pubblicato nell’opera The Gift: A Christmas and New Year’s Present for 1843 , pubblicata appunto nel 1843 – un anno dopo la presunta conclusione dell’opera.

Il racconto rientra nel novero delle pubblicazioni sul terrore di Poe ed è ambientato a Toledo negli anni dell’Inquisizione spagnola, a cavallo fra il 1803 e il 1813. Non sono a conoscenza delle varie trasposizioni cinematografiche ma, da una rapida ricerca, il più interessante sembra quello del 1961 diretto da Roger Corman. Ma pensiamo al racconto…

La trama

Un processo, l’avvio del racconto è tutto qui. Un inizio in media res, senza che ci sia dato sapere il perché il protagonista si trovi davanti ai giudizi dell’inquisizione. Qualunque sia la sua colpa, il protagonista sembra esserne consapevole. E sembra conoscerne la gravità…

Il processo resta sospeso, fra delirio, sogno e disquisizioni varie che spengono l’obiettivo sulla storia per riaprirlo a verdetto sancito. Quel che resta è il buio di una cella, una sentenza scritta e un pover’uomo che vive l’attesa… perché è questa la tematica più premente, almeno ai miei occhi. L’attesa di un uomo per la propria morte, senza che possa farci nulla…

Il buio della sua cella è tutto ciò che ha, il buio e la forza di conoscere la forma della sua fine. Nella sua mente (e in quella del lettore) si costruisce un angolo dopo l’altro la sua prigione, diventa consapevole di ciò che lo circonda e cerca di capire come arriverà la sentenza fin quando il tutto perde valore in seguito a una caduta che gli salverà la vita. Ma solo per un istante… Perché l’uomo è solo, è in trappola, e la sua sentenza è scritta.

L’attesa chiama il terrore, piega il protagonista e porta con sé i dubbi. Il pozzo e il pendolo, i due volti della tortura, sono due elementi statici: il primo è al centro della stanza, attende l’uomo come l’uomo attende la sua fine. Il pendolo va giù, inesorabilmente giù, lentissimamente giù ma segue un suo sentiero, un suo percorso predefinito. Sfuggirgli non è impossibile, e infatti… ma perché farlo, quando sei al centro di una trappola e il tempo e l’attesa continuano a piegarti?

 

La seconda anima

Un’anima più pressante, frenetica, è quella che si scatena alla fine del racconto. Quando l’uomo – il protagonista – è ormai al culmine, sul punto di cedere. Ma qualcosa si sta scatenando, qualcosa di violento che non richiede altra attesa. Ed ecco che il mondo attorno a lui cambia, accelera e il finale si avvicina…

Un finale di cui non vi scrivo nulla perché a mio modesto parere è la parte meno importante dell’intero racconto, il tempo e l’attesa lasciano spazio all’irruzione della storia nella vicenda e alla fine (?) di tutto richiamando un corso degli eventi che, almeno nel mio caso, avevo rimosso circa a metà del racconto quando ero ormai rapito da tutto il resto.

Non sarò il massimo come recensore (un tale, una volta, mi disse ‘Ti spiegherò due-tre cose in merito’ ma non l’ha mai fatto) ma l’esperimento lo riproverò.

Namaste,
Qwerty.

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3 risposte a “Il Pozzo e il Pendolo – Ci provo

  1. Di recensioni-recensioni ce n’è a pacchi; è più significativa ed originale l’impressione personale che un libro (qualunque forma d’arte, in effetti) ti lascia. Sotto con il prossimo!

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