Meme… perché sei tu, meme?

Colpevoli _Gre_hetschaap. A me non resta che consumare la tastiera e cercare di ragionare su cosa scrivere.
ATTENZIONE: Pericolo Trolling.

  • La tua canzone preferita: Ho imparato a sognare, Negrita. Credo sia la prima, vera, canzone di cui mi sono innamorato.

  • La canzone che ti piace di meno: Estate, Negramaro. Come vedrete in seguito, il gruppo lo apprezzo non poco. Ma questa è la canzone più fastidiosa che abbia mai ascoltato… forse è il gettone da pagare per sbancare, chi lo sa.

  • Una canzone che ti rende felice: Dancing with my self, di Billy Idol. Sentitela prima, poi ne riparliamo.

  • Una canzone che ti rende triste: Settembre, di Luca Carboni. Non è proprio tristezza, è nostalgia. Paura. Meravigliosa.

  • Una canzone che ti fa venire in mente qualcuno: Ballata per la mia piccola Iena, Afterhours. Non penso che servano commenti (o se servono non voglio riportarli. In compenso posso dirvi Apalucia, che non c’entra nulla ma… è una bellissima parola (cit.) ).

  • Una canzone che ti fa venire in mente certo luogoIn un giorno di pioggia e I cento passi, rispettivamente mi ricordano l’Irlanda, un posto dove vorrei andare (prima o poi, meglio prima) e il posto dove voglio restare… perché andare, scappare, è comodo. Ma scegliere di restare, lottare, è un dovere… come altri prima di me hanno fatto.

  • Una canzone che ti fa venire in mente un certo evento: Sei un miracolo, di un certo Daniele Groff. Non so neppure chi sia e cos’altro abbia cantato. Me lo sono trovato davanti, una volta, durante una gita con la scuola. E ricordo che è stata una bellissima giornata. Bei tempi…

  • Una canzone di cui conosci il testo a memoria: Nessuna Razza, di Caparezza. “Io sono spazzatura, che spazza razza pura, non provo più paura e colleziono punti di sutura…”

  • Una canzone su cui puoi ballare: Io non ballo, al massimo potrei arrancare sulle note di Rise Up, di Yves Larock.

  • Una canzone su cui puoi addormentarti: Un qualunque pezzo di Laura Pausini, Alessandra Amoroso e compagnia bella. Trovo questa musica noiosissima, senza se e senza ma.

  • Una canzone di un gruppo che non ti piace: non ci sono gruppi che non mi piace, al più gruppi che non considero proprio.

  • Una canzone che ti piace e ma nessuno si aspetterebbe da te: Boh, forse un Mille giorni di te e di me, di Claudio Baglioni. Baglioni non mi sta simpatico ma non per questo non ammetto che molte delle sue canzoni sono molto belle.

  • Una canzone che ti descrive: Non penso esista. Ho sempre provato un certo feeling con Ti ti ti ti, di Rino Gaetano.

  • Una canzone che ti piaceva e adesso non sopporti più: Non esistono canzoni del genere, se una canzone mi piace mi piacerà sempre.

  • Una canzone che senti spesso alla radio: Solo, di Marco Mengoni. È ovunque, peggio del prezzemolo.

  • Una canzone dal tuo album preferito: Pezzi di Vetro, dall’album Rimmel del 1975. Francesco De Gregori.

  • Una canzone che ascolti quando sei incazzato/a: Iodio dei Bluvertigo, ovviamente!

  • Una canzone che ascolti quando sei felice: Direi Iodio dei Bluvertigo, ovviamente!

  • Una canzone che ascolti quando sei triste: Ma Iodio dei Bluvertigo, ovviamente!

  • La canzone che vorresti suonassero al tuo matrimonio: Felici ma trimoni, di Caparezza. *.*
  • La canzone che vorresti suonassero al tuo funerale: Vaffanculo, di Marco Masini. Me lo merito. Solo per il ritornello…

  • Una canzone che sai suonare: So fare solo Do-do-sol do-do-la e nota random col mio fidato flauto comprato alle medie.

  • Una canzone che ti piacerebbe saper suonare: Do-do-sol do-do-la ovviamente. U.U

  • Una canzone che ti fa sentire colpevole: C’è tempo, di Ivano Fossati. Perché ci si illude e si illude che sia così.

  • Una canzone della tua infanzia: La rondine, Mango. Senza un perché.

  • La tua canzone preferita l’anno scorso a quest’ora: Non ricordo dov’ero ieri a quest’ora, figuriamoci l’anno scorso. Seriamente…

  • La canzone che vorresti fosse stata scritta per te: L’Inno di Mameli, di Mameli e Novaro. U.U

  • Un gruppo che ascolti spesso: I Negramaro. Come ho scritto all’inizio, adesso li seguo che è un piacere. Bellissima Londra Brucia, per esempio.

  • La canzone che ascolti più spesso in questo periodo: Mucchi di Gente, di Nathalie Giannitrapani.

  • Una canzone che ti fa pensare al sesso: I wanna fuck a dog, Blink 182. Quale sennò? Rotfl. 

  • La canzone che ti fa pensare alla solitudine: Vuoto, Franco Battiato. La solitudine, la rincorsa senza senso… e il nulla.

  • La canzone con il migliore inizio: Povero me, di De Gregori. 

  • Una canzone che ti estrania dalla realtà: Via del Campo, di De André. Quella strada di Genova non l’ho mai vista, ma è come se la conoscessi.

  • La canzone che ti fa scatenare non appena la senti: Iodio dei Bluvertigo, ovviamente (cit.)

  • La canzone su cui fare l’amore: Mmm… Iodio dei bluvertigo…

  • La canzone col titolo più bello: Alice, di De Gregori. In un nome c’è tutto.

  • La canzone col miglior testo: Qualunque testo di De Gregori, ma anche De André.

  • La canzone che preferisci della collezione dei tuoi genitori: Io Vagabondo, dei Nomadi.

  • La canzone che non conosceresti se non fosse per un tuo amico: Iodio dei Bluvertigo. Sul serio.

  • Una canzone che odiavi ed ora ami: Va bene essere instabile, ma se è amore è amore. Oppure no.


    Due post del genere in un giorno. Ci risentiamo per Natale.
    Bye. Qwerty. 

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Nei meandri del mio hard disk

Quando usi un computer per quattro anni, quando nel suo hard disk hai riportato ciò che hai tenuto nell’altro computer per qualcosa come 6 anni (6+4=10; quasi metà della mia vita)… beh, diciamo che scandagliando l’hard disk puoi solo trovare cose interessanti. O degli obbrobri di cui puoi solo vergognarti.

Nell’improvvisata caccia al tesoro ho trovato un file word dal titolo P-F dove la P stava ad indicare un generico progetto (quando parto con qualcosa che non so cos’è finisco sempre per chiamarlo progetto), la F stava indicare le Fiamme, un elemento che all’interno del progetto (letterario, eh, non sono un piromane) aveva un ruolo molto importante.

Il file risale a due anni e mezzo fa anche se la scrittura è un po’ precedente, almeno di un altro annetto. E quando ti ritrovi fra le mani centottanta cartelle del genere, con una storia che è tua, che ti piace e che ingloba tutti i pregi, i difetti e le castronerie che puoi tirar fuori con la tua testolina bacata… beh, è come innamorarsi. Solo che dall’altra parte ci sono solo bit, quindi non c’è il rischio di esser lasciati…

Touché.

Quando scrissi P-F, avevo appena finito di vedere la prima stagione di Twin Peaks e mi ero lasciato prendere al punto dall’ambientazione (un piccolo paesino, gente che sa tutto di tutti, una vita monotona e misteri a cui è meglio non pensare) che quando mi sono messo davanti a uno schermo tutto bianco non ho potuto fare a meno di cercare di ricrearne le atmosfere. E siccome P-F ha un inizio e una fine, diciamo che, in qualche modo, P-F è un progetto vincente.

Gli elementi di cui è composto rendono P-F un ibrido, come tutto ciò che ho scritto/che ambisco a scrivere. C’è il fantastico, rappresentato da antichi viaggiatori secoli prima fermatisi a sostare in una valle dove sarebbe poi sorta la cittadina di Pietra Luce. Viaggiatori che a distanza di anni sono ancora lì, intenti a portare avanti un confronto risalente a un mattino, quando un bimbo spinto dalla curiosità sprofondò in un’insenatura nella terra dove un tempo sorgeva un’antica prigione, La Rocca.
Ma c’è anche – ed è stato l’unico paletto che mi sono preposto – un marcato elemento horror: possessioni, antiche paure che ritornano e che in realtà non sono mai mosse, una misteriosa entità guida che sceglie di entrare in gioco usando un uomo come fosse uno strumento… e c’è la possibilità che niente vada come deve andare e che per il giusto occorrano sacrifici giusti.

Se ripenso alle fasi di scrittura di P-F mi viene da descriverle in un solo modo: divertenti. Perché mi sono divertito, anche quando la scrittura diventava più cattiva, anche quando scrivere di talune vicende e situazioni la rendeva difficile…

Mi sono proprio divertito. Ed è questo che la scrittura, per me, deve essere: divertimento. Poi, magari, “partoriamo” delle boiate. Ma non è la fine del mondo. Anche con le boiate si possono fare i milioni…

L’incipit di P-F:

La cella si aprì. Stava calando la sera, le ombre della notte iniziavano a calpestare il mondo. Niente più schiavitù, niente più prigionia. Colui che fu in catene adesso era libero. E come le ombre, anche lui era pronto a tornare calpestare quel mondo. 

Salut à tout le monde,
Qwerty.