Demo-fobia

C’è sempre aria di elezioni, in questo paese. Tutto è messo al voto, come nelle migliori democrazie. Tutto, anche la dignità. Ma la democrazia, QUESTA democrazia (non rappresentativa, non partecipativa) chi l’ha votata?

Odio chi mi racconta il solito fatterello, chi mi dice che in fondo siamo liberi e che la libertà – QUESTA libertà – è tutto ciò che serve. Lo odio perché mente e quella di cui parla non è un bel niente. Avremo anche la libertà, forse. Siamo liberi, d’accordo… ma liberi di far cosa?

Meditate.

Qwerty.

Nessuno tocchi Cai… Paperone

Leggevo quest’articolo sul Messaggero.it e, in particolare, mi sono soffermato a studiare questa immagine:

Come al solito i numeri non mostrano correttamente gli ordini di grandezza e, quindi, analizzando le cifre in questione potremmo limitarci a dire che “beh… vabbé… seh!”

In realtà questi numeri possono assumere una valenza ben diversa se li compariamo alla ricchezza nazionale.
Innanzitutto, cos’è la ricchezza? Così com’è definita nell’articolo, la ricchezza in questione è un indicatore patrimoniale che, in un determinato istante, fotografa il patrimonio di una persona: tutti i suoi beni, quindi; mobili e immobili, sia in ambito patrimoniale sia in quello finanziario.
Facendo una rapida somma (considero, per convenienza, le migliaia di milioni… numerini da poco, insomma):

14,2 m +
4,4 m +
10,5 m +
2,7 m +
8,6 m +
1,9 m +
5,4 m +
1,5 m +
5,1 m +
1,3 m =
———–
55,6 m

55,6 miliardi di euro, se la matematica non mi abbandona proprio ora. A quanto ammontano? A una bella paccata di soldi (cit.)
Però non sto qui a scadere nel populismo, non credo che – salvo qualcUNO di loro – si possa considerare questa gente colpevole di qualcosa. Anzi, spesso il loro denaro crea posti di lavoro e sviluppo.

A farmi storcere il naso, piuttosto, è la comparazione di cui parlavo prima: queste 10 persone/famiglie hanno patrimonio pari a quello di 3 milioni di italiani. In un contesto, quello nostrano, in cui nel 2009 – non ho la fonte a portata di mano, posso sbagliare – il 10% della popolazione dispone del 45% della ricchezza nazionale.
Non me la prendo con questa gente, ripeto. Il sistema non funziona, mica loro…

Robin Hood teorizzava il dare al povero togliendo al ricco. E questa perversa idea, spesso, è portata avanti dagli stessi “ricchi” che – con un po’ di cervello – capiscono che il sistema paese interessa a “loro” tanto quanto a noi.

Link 1

Link 2

E da noi? I super-ricchi nicchiano. Le fondazioni bancarie si fanno scudo con la propria generosità. I calciatori scioperano. Il vaticano non si sa se pagherà – quantomeno – l’Imu… in compenso, però, parla la Ferilli:

ROMA – «Ho avuto tante volte la tentazione di fare le valigie e di lasciare l’Italia. Ci portano all’esasperazione». Questo lo ‘sfogo’ di Sabrina Ferilli, intervistata da Alfonso Signorini su “Chi”, nel numero oggi in edicola.

”Sono sempre rimasta, perché sono legata alla mia storia. Io adoro il mio Paese, amo gli italiani, mi ci riconosco – aggiunge la Ferilli -: è un popolo che in questo momento è smarrito, ma resta il migliore del mondo. Però la gente non è lo Stato. E lo Stato, questo Stato, è cattivo. Alcuni politici continuano a sostenere che bisogna chiedere i soldi solo ai ricchi. Io sono arrivata a pagare il 60 per cento e più di tasse perché due lire ce le ho. Ma, dico io, se tu devi fare un bottino di quattrini tramite le tasse, e lo devi fare perché altrimenti sto Paese va a zero, non lo puoi fare sul dieci per cento della popolazione, che sono i cosiddetti ricchi. Quelli già li spremi. È inevitabile che devi andare sulle fasce più basse, perché sono quelle che contano più lavoratori. Invece no, lo Stato decide di spremere ancora di più i ricchi e quelli che fanno? Vanno a vivere da un’altra parte. Se tu come Stato mi chiedi più del 65 per cento di tasse, io sono costretto a chiudere”.

 Fonte

Cara Sabrina, uno stato che tassa chi più ha non è uno stato cattivo. E’ uno stato che fa uno dei suoi doveri: redistribuisce la ricchezza.