Una svecchiata

Colgo al balzo questa mattinata libera e mi rimetto un po’ dietro al blog. Non troppo, non sono dell’umore migliore ma neppure di quello peggiore.

Il blog, dicevo, un blog trascurato che un tempo remoto ho coltivato un po’ e che poi è caduto in abbandono. Come tante, troppe cose. Oggi ho dato una mano di vernice ai widget che vedete a destra, in particolare ho aggiornato serie e letture. Le letture, queste sconosciute, si riducono al secondo capitolo di Malazan: Book of Fallen dal titolo “La Dimora Fantasma”. Un libro che continua la vicenda narrata ne “I Giardini della Luna” lungo un sentiero di costante evoluzione: migliora lo stile, il mondo diventa più vasto e dettagliato, la vicenda (già ottima) si arricchisce e diventa (appena) più chiara.
L’ho già consigliata, la riconsiglio. E’ lunga, difficile, a tratti confusa… ma è un esempio di come si possa creare un’opera vasta senza trascurare il dettaglio. Se il blogger vorrà, ne riparleremo…
Letture, dicevo… come quelle del mese prossimo. Perché ormai ci siamo, A Dance with Dragons è prossima ad uscire interamente (finora ci sono in commercio le parti 1 e 2, maledetta Mondadori!) in Italia e così potrò riprendere la storia degli Stark e dei Lannister da dove l’avevo lasciata. Non so se voglio dare 60 e passa euro alla Mondadori, valuterò… in un modo o nell’altro (le biblioteche… che pensavate?) l’inverno arriverà all’insegna del Winter is Coming.

E poi? Poi aspetteremo il vecchio… sperando che si sbrighi.

Serie, dicevo… le serie che sto seguendo sono quelle che vedete a fianco. Nello specifico:

Homeland -> laffigata made in Showtime. L’agente Carrie Matheson non è più un agente. La Cia l’ha cacciata e i suoi sospetti, dimostratisi sbagliati, sul deputato ed ex prigioniero in Iraq Nicholas Brody, l’hanno gettata nello sconforto e nella depressione. Una serie mozzafiato, dalle prime tre puntate in grado di pareggiare, se non superare, la meravigliosa season 1.

Doctor Who -> Il Dottore è il Dottore e chi mi legge un po’ lo sa. Al momento è in pausa ma Natale sta arrivando (semicit.). La prima parte di stagione è stata nella media, mi sarei aspettato di meglio. Ma sono stato abituato bene. Da considerare, però, una premiere col botto e un season finale da lacrimucce.

Dexter -> Sette stagioni e ancora il killer dei serial killer non ha capito che se uno non lo accoppa quando deve poi ci va di mezzo lui stesso. Come buttare al macero sei stagioni e tutte le manfrine sull’evoluzione del personaggio. Però Dexter è Dexter, il carisma c’è e le acque – chi ha seguito la sesta stagione lo sa – si smuovono. Speriamo bene.

Alphas -> Una serie che passa tanto, forse troppo in sordina. Ma una serie che – a me – piace e non poco. La seconda stagione è prossima alla conclusione ma si nota che è maturata, sia nella trama che nelle relazioni fra i personaggi e nell’evoluzione delle dinamiche. Se la prima era un diversivo, questa seconda stagione è una piacevole sorpresa.

The Walking Dead -> E’ presto per parlarne ma… premiere col botto. Se accoppano il bimbo-scemo, diventa un must.

Revolution -> Made in JJ Abrams: sinonimo di qualità (Lost) e di porcate (tutto il resto). Molti la criticano, a me piace. E’ ambientata in un mondo che si è spento e che – per citare S. K. – è “andato avanti”. Troppo abbozzata l’ambientazione e ridotto l’arco temporale (quindici anni sono pochi per parlare di un mondo così riorganizzato come quello di Revolution, almeno secondo me). Non amo neppure le scene di azione, spesso spartane e all’insegna dell’uno-contro-tutti. Ma la trama, quella sì, è intrigante. I Believe.

Infine ci sarebbe Last Resort. Ho visto la premiere, molto valida, e ho visto la seconda puntata. Per me è pollice in sù. Però il tempo è poco – ho pure ripreso gli studi, non c’è limite al masochismo – e gli ascolti della serie fanno gridare al taglio imminente. Aspetto un po’, quindi.

E quindi ci siamo, arrivano i saluti e i buoni propositi: vorrei davvero svecchiare il blog, magari cambiandogli intonaco o, forse, spostandolo altrove. Vorrei anche ripetere i progetti di scrittura. Sebbene il committente me lo sia considerato da solo, vorrei dare un seguito alla vicenda di Nake e dell’amicone Jolly. Ma non ora, non oggi, non in questa settimana…

Vi saluto, gente.
Qwertyminus.

Scusate il disturbo

Entro in punta di piedi, com’è giusto che sia nell’ora del disturbo. Perché sono da così tanto via che mi sento un mezzo estraneo.Uno straniero in terra straniera, per lasciarsi andare a citazioni di alta levatura… uno straniero in casa propria, sarebbe meglio dire. Perché un quattrocento giorni fa fui io ad aprire questo posto e ancora oggi il posto in questione è mio. E’ che spesso mi alieno… speriamo solo non mi spuntino le antenne!

Battutacce a parte, oggi vi presento un mio piccolo lavoretto. Il primo di una serie – breve o lunga non si sa – che prende ispirazione da 2minutiamezzanotte, round robin supereroistica creata da Alessandro Girola e alla quale io stesso ho preso parte (capitolo 21).
Come molti degli autori anch’io ho tratto ispirazione dalla round robin per creare una storia che sia da un lato legata all’ambientazione, ai personaggi e ai fatti narrati in 2mm, dall’altra originale e autonoma. Nasce così lo spin-off dal titolo Il Committente.

Il Committente


Nella cornice di una Bogotà (mai citata, al dire il vero), buia e sinistra, i super -uomini potenziati da una strana forza chiamata teleforce sprigionatasi durante un incidente anni addietro – vivono le loro vite come in ogni altra parte del mondo. La vicenda narrata ruota attorno a due di questi super-umani: Nake, giovane, bella e con un passato tormentato e misterioso, e Faber.
Sono due “eroi in vendita” per citare la Marvel, due mercenari che prestano servizio al miglior offerente. La storia inizia con una commissione: un uomo (super?) misterioso ha commissionato alla coppia un lavoro apparentemente come un altro. Mentre Nake accetterà la missione, Faber cercherà di scoprire di più sul fantomatico committente per averne a sua volta qualcosa in cambio.

La storia è questa qui. Qualora lo vogliate (cit. Paolo Bonolis, tutti i diritti sono riservati), a breve posterò un link per scaricare il racconto in formato EPUB. Ovviamente AGGRATIS 😉

E’ un arrivederci (spero!),
Qwertyminus.

LINK EPUB

Nei meandri del mio hard disk

Quando usi un computer per quattro anni, quando nel suo hard disk hai riportato ciò che hai tenuto nell’altro computer per qualcosa come 6 anni (6+4=10; quasi metà della mia vita)… beh, diciamo che scandagliando l’hard disk puoi solo trovare cose interessanti. O degli obbrobri di cui puoi solo vergognarti.

Nell’improvvisata caccia al tesoro ho trovato un file word dal titolo P-F dove la P stava ad indicare un generico progetto (quando parto con qualcosa che non so cos’è finisco sempre per chiamarlo progetto), la F stava indicare le Fiamme, un elemento che all’interno del progetto (letterario, eh, non sono un piromane) aveva un ruolo molto importante.

Il file risale a due anni e mezzo fa anche se la scrittura è un po’ precedente, almeno di un altro annetto. E quando ti ritrovi fra le mani centottanta cartelle del genere, con una storia che è tua, che ti piace e che ingloba tutti i pregi, i difetti e le castronerie che puoi tirar fuori con la tua testolina bacata… beh, è come innamorarsi. Solo che dall’altra parte ci sono solo bit, quindi non c’è il rischio di esser lasciati…

Touché.

Quando scrissi P-F, avevo appena finito di vedere la prima stagione di Twin Peaks e mi ero lasciato prendere al punto dall’ambientazione (un piccolo paesino, gente che sa tutto di tutti, una vita monotona e misteri a cui è meglio non pensare) che quando mi sono messo davanti a uno schermo tutto bianco non ho potuto fare a meno di cercare di ricrearne le atmosfere. E siccome P-F ha un inizio e una fine, diciamo che, in qualche modo, P-F è un progetto vincente.

Gli elementi di cui è composto rendono P-F un ibrido, come tutto ciò che ho scritto/che ambisco a scrivere. C’è il fantastico, rappresentato da antichi viaggiatori secoli prima fermatisi a sostare in una valle dove sarebbe poi sorta la cittadina di Pietra Luce. Viaggiatori che a distanza di anni sono ancora lì, intenti a portare avanti un confronto risalente a un mattino, quando un bimbo spinto dalla curiosità sprofondò in un’insenatura nella terra dove un tempo sorgeva un’antica prigione, La Rocca.
Ma c’è anche – ed è stato l’unico paletto che mi sono preposto – un marcato elemento horror: possessioni, antiche paure che ritornano e che in realtà non sono mai mosse, una misteriosa entità guida che sceglie di entrare in gioco usando un uomo come fosse uno strumento… e c’è la possibilità che niente vada come deve andare e che per il giusto occorrano sacrifici giusti.

Se ripenso alle fasi di scrittura di P-F mi viene da descriverle in un solo modo: divertenti. Perché mi sono divertito, anche quando la scrittura diventava più cattiva, anche quando scrivere di talune vicende e situazioni la rendeva difficile…

Mi sono proprio divertito. Ed è questo che la scrittura, per me, deve essere: divertimento. Poi, magari, “partoriamo” delle boiate. Ma non è la fine del mondo. Anche con le boiate si possono fare i milioni…

L’incipit di P-F:

La cella si aprì. Stava calando la sera, le ombre della notte iniziavano a calpestare il mondo. Niente più schiavitù, niente più prigionia. Colui che fu in catene adesso era libero. E come le ombre, anche lui era pronto a tornare calpestare quel mondo. 

Salut à tout le monde,
Qwerty.

Il Pozzo e il Pendolo – Ci provo

Nell’ultimo anno mi sono avvicinato, per la prima volta, al mondo dei racconti brevi. Pochi caratteri, piccole storie, spesso in grado di avvinghiare il lettore come poche altre opere. A riprova che non è il numero di parole a garantire la profondità di un testo.

Con questo post inauguro quella che nelle mie intenzioni sarà una serie di post tematici sull’argomento. Obiettivo: presentare, trattare e forse recensire racconti dalle provenienze più disparate. In alcuni casi il racconto potrebbe essere di un nome famoso, in altri potre pescarlo chissà da dove. Il primo racconto che tratterò, come si intuisce dal titolo, è Il Pozzo e il Pendolo, di Edgar Allan Poe.

Innanzitutto, qualche cenno bibliografico. Il Pozzo e il Pendolo, scritto dal maestro Edgar Allan Poe, viene per la prima volta pubblicato nell’opera The Gift: A Christmas and New Year’s Present for 1843 , pubblicata appunto nel 1843 – un anno dopo la presunta conclusione dell’opera.

Il racconto rientra nel novero delle pubblicazioni sul terrore di Poe ed è ambientato a Toledo negli anni dell’Inquisizione spagnola, a cavallo fra il 1803 e il 1813. Non sono a conoscenza delle varie trasposizioni cinematografiche ma, da una rapida ricerca, il più interessante sembra quello del 1961 diretto da Roger Corman. Ma pensiamo al racconto…

La trama

Un processo, l’avvio del racconto è tutto qui. Un inizio in media res, senza che ci sia dato sapere il perché il protagonista si trovi davanti ai giudizi dell’inquisizione. Qualunque sia la sua colpa, il protagonista sembra esserne consapevole. E sembra conoscerne la gravità…

Il processo resta sospeso, fra delirio, sogno e disquisizioni varie che spengono l’obiettivo sulla storia per riaprirlo a verdetto sancito. Quel che resta è il buio di una cella, una sentenza scritta e un pover’uomo che vive l’attesa… perché è questa la tematica più premente, almeno ai miei occhi. L’attesa di un uomo per la propria morte, senza che possa farci nulla…

Il buio della sua cella è tutto ciò che ha, il buio e la forza di conoscere la forma della sua fine. Nella sua mente (e in quella del lettore) si costruisce un angolo dopo l’altro la sua prigione, diventa consapevole di ciò che lo circonda e cerca di capire come arriverà la sentenza fin quando il tutto perde valore in seguito a una caduta che gli salverà la vita. Ma solo per un istante… Perché l’uomo è solo, è in trappola, e la sua sentenza è scritta.

L’attesa chiama il terrore, piega il protagonista e porta con sé i dubbi. Il pozzo e il pendolo, i due volti della tortura, sono due elementi statici: il primo è al centro della stanza, attende l’uomo come l’uomo attende la sua fine. Il pendolo va giù, inesorabilmente giù, lentissimamente giù ma segue un suo sentiero, un suo percorso predefinito. Sfuggirgli non è impossibile, e infatti… ma perché farlo, quando sei al centro di una trappola e il tempo e l’attesa continuano a piegarti?

 

La seconda anima

Un’anima più pressante, frenetica, è quella che si scatena alla fine del racconto. Quando l’uomo – il protagonista – è ormai al culmine, sul punto di cedere. Ma qualcosa si sta scatenando, qualcosa di violento che non richiede altra attesa. Ed ecco che il mondo attorno a lui cambia, accelera e il finale si avvicina…

Un finale di cui non vi scrivo nulla perché a mio modesto parere è la parte meno importante dell’intero racconto, il tempo e l’attesa lasciano spazio all’irruzione della storia nella vicenda e alla fine (?) di tutto richiamando un corso degli eventi che, almeno nel mio caso, avevo rimosso circa a metà del racconto quando ero ormai rapito da tutto il resto.

Non sarò il massimo come recensore (un tale, una volta, mi disse ‘Ti spiegherò due-tre cose in merito’ ma non l’ha mai fatto) ma l’esperimento lo riproverò.

Namaste,
Qwerty.

Una volta la settimana ci si sente.

La cosa più bella dei post a cadenza totalmente irregolare e sconclusionata è che quando apri il blog e decidi di scriverci su qualcosa, il 90% delle volte non hai idea di cosa buttar giù. Questo post si colloca in una forbice che va dal 91 al 95% in quanto qualche notiziuola sparsa c’è.

Innanzitutto segnalo un concorso e questa volta lo faccio per tempo. È raro che Qwerty arrivi puntuale ma a volte capita anche questo.

Il concorso di scrittura in questione (per inediti e totalmente gratuito) è HydroPunk-The Drowned Century e come chi è più anglofono di me capirà di certo, il tema portante è un mondo sommerso.

In un periodo che va dal 1899 al 1999 il mondo è andato avanti, per citare il buon Re, ed è andato avanti in un modo che Tu (Io? Boh, forse sì… spero… boh… vorrei partecipare… nd), da concorrente, potrai plasmare a piacimento mischiando storia e fantasia, il tutto all’insegna del mare (e del suo popolo) che viene alla ribalta…

Il concorso è interessante e per ogni informazione vi rimando al link presente sul blog dell’ideatore, Minuetto Express. Come anticipato più su, l’idea di cimentarmi in una bella ucronia mi piace. Vedremo.

La seconda cosa che ho da scrivere, riguarda me stesso medesimo. Ho appena concluso un racconto, un racconto con un inizio e una fine senza che sia una risposta a un bando o ad altra roba del genere. Mi sono messo a scrivere e… tadam.

Erano due anni che non mi succedeva di finire qualcosa che non fosse un mini-racconto, di quelli da una cartella o poco più.

Mi son detto: il racconto c’è, è concluso, l’ho concluso io, è inedito. E io ho un blog, io di rado sul blog ci scrivo e ‘sto blog potrei anche usarlo, volendo, per…

In passato c’ho provato ma lì scrivevo durante e Durante è un nome che non mi piace.

Intanto prendo lo scalpello e mi dedico a M.R.M.D. del testo.

Au revoir. 

Un post super(boh!)

Quello di cui vi scrivo oggi, perché ogni tanto vengo qui e sì, vi scrivo di qualcosa, è Push, pellicola del 2009 diretta dal regista Paul McGuigan – regista scozzese di Slevin – Patto Criminale e di due delle puntate della serie televisiva creata da Steven “mio-eroe” Moffat Sherlock.

Push è un film d’azione che rientra nella serie di film supereroistici che da qualche anno a questa parte stiamo iniziando a ri-ammirare complice il bellissimo Batman di Nolan e l’altrettanto ottimo The Watchmen. Rispetto ai due esempi citati, però, Push rappresenta un prodotto originale, senza che vi sia alcun riferimento fumettistico o letterario dal quale attingere e il risultato, anticipo sin d’ora, è più che discreto.

Perché scrivo di Push? Le ragioni sono due, forse tre. E ve le illustrerò un po’ per volta. Per iniziare, c’è sempre la voglia di scrivere qualcosa e lasciate che per il momento vi basti. Capirete col proseguimento della lettura – sempre che non vi rompiate le palle, è chiaro.

Push, come detto, tratta di uomini che potremmo definire (capirete) super: uomini e donne con particolari poteri che si trasmettono di genitore in figlio. Poteri che vanno dalla telecinesi al veggenza, passando per la forza distruttiva e l’abilità dei segugi. Come fossimo in un gdr, ogni super appartiene a una propria classe: c’è il Trasportatore, capace di spostare gli oggetti con la propria mente; c’è il Distruttore, la cui forza risiede nella voce: così forte da uccidere un uomo distruggendone i tessuti interni; ci sono i Manipolatori, l in grado di distorcere la realtà della gente spingendola a compiere azioni per il proprio conto; e così via, la pellicola narra di Veggenti, Segugi, Saturanti e Occultatori che si muovono in un mondo in cui, da Hitler in avanti, si cerca di usare questi poteri per creare le armi perfette: super soldati, in grado di far evolvere la propria forza a livelli sovrasuperumani. E per farlo, ovviamente, serve un siero.

Come la storia del gracilino Steve Rogers ci insegna, quando c’è di mezzo un siero e la creazione di un’arma sono poche le cose che fanno per il verso giusto. E lo capiranno ben presto le divisioni, super che portano avanti per non meglio precisati poteri governativi questi esperimenti. Obiettivo: trovare il paziente zero, il super in grado di resistere all’iniezione del siero senza che questo voglia dire per lui morte. Questo paziente zero ha un nome all’inizio del film: Kira, interpretata da Camilla Belle. E l’iniezione a cui sopravviverà le darà il potere per sfuggire alla divisione, portandola a vagare per le strade di Hong Kong, città in cui è ambientata tutta la vicenda.

Attorno a Kira ruotano tre gruppi di personaggi:

  • Il gruppo principale è quello che fa capo a Cassie (Dakota Fanning), giovane veggente che ha ereditato da sua madre il potere e una missione che via via si farà sempre più complessa anche e soprattutto per via della marcata fallibilità che caratterizza un po’ tutti i personaggi della serie. Cassie “vedrà” Kira e capirà di doverla aiutare, cercando l’appoggio di un altro super, il trasportatore Nick Grant (Chris Evans);

  • Il secondo gruppo è quello della divisione, capeggiata da un super che mette in moto una fitta rete di veggenti e segugi per trovare il paziente zero e una delle fiale del siero che la donna ha portato con sé;

  • Terzo e ultimo gruppo è quello degli outsiders, una famiglia cinese a capo di una banda a metà fra la triade e La Mano: a metterli sulle tracce di Kira e di Cassie, che nel frattempo si è mossa per trovare Kira, è la più giovane della famiglia: una veggente che porterà il padre e i fratelli a conoscere il siero e ciò che può rappresentare.

A questo punto Push è delineato.

I punti a favore di questo film, quelli che mi porterebbero a consigliarlo sono tre:

  1. L’ambientazione: non so voi ma pellicole di questo genere che ti portano fra i canali d’oriente e i mercati del pesce non ne ho visti molti (leggila così: sono ignorante, se vuoi allegare un consiglio fai pure…);

  2. I personaggi principali sono tutti fallibili e il loro potere è visto più come una sorta di “normocapacità” aggiunta che spesso si trasforma in un’occasione persa. Sarai anche un trasportatore ma truccare una partita a dadi non è che sia tanto facile, caro mio. Meglio aspettare che bussino alla porta e ti offrano il pranzo;

  3. La trama c’è: la divisione, i super invischiati in una fuga che sembra sempre inconcludente, la divisione e le lotte intestine al Porto Profumato… il fascino c’è senz’altro e per una volta il super è un uomo, non un buffone in maschera. I colpi di scena sono molti e alcuni molto ben strutturati.

È tutto oro ciò che luccica? No. Innanzitutto i personaggi: il cast è buono, almeno guardato ai tre-quattro personaggi principali. Quello che lascia a desiderare è la caratterizzazione dei personaggi, spesso delineata appena. Il tutto si riconduce a una sceneggiatura debole, incapace di far fare al film il salto di qualità che, imho, meriterebbe date le premesse. Ma la parte peggiore è senza dubbio il finale: dopo uno scontro esagerato (nel bene e nel male) si arriva alla classica non conclusione all’insegna di due colpi di scena: uno ottimo, l’altro un po’ meno, ma comunque legati a un qualcosa che dovrebbe ancora accadere…

Fosse stato il primo passo per una serie di film, Push sarebbe stato un gran film. Peccato che sembra proprio che Push resterà uno e uno solo e le basi gettate dalla pellicola resteranno tali.

Il voto del Qwerty? 3 che nella scala da 1 a 5 non è malaccio, dai. Magari prima o poi ci faranno un regalo.

Veniamo ai perché, abbozzati in precedenza.

Il primo motivo è che il film – che ho visto giorni fa – mi sarà utile quando fra qualche tempo mi toccherà prendere parte alla Round Robin a tema supereroistico indetta da McNab di Plutonia Experiment: se volete sapere cos’è e come sta procedendo “Due Minuti a Mezzanotte”, andate pure qui a vedere di che si tratta; sono in ritardo, lo so. Ma sono Q.M. e Q.M. sparisce!

Seconda ragione, sottile sottile, è che mi permette di annunciare la seconda stagione di una delle poche serie che ho presentato in passato e che, per fortuna, avrà un futuro più roseo di Push: il 23 Luglio torna Alphas, signori!

Supereroi a iosa.

Saluti e baci, Qwerty Minus.

Meme, libri e continuazione

Io coi titoli (che non c’entrano) ci so fare. Diciamocelo chiaramente. Ecco il link alla prima parte. La spezzatura è dovuta a cause di forza maggiore (non potevo stare al Pc).

8) Un libro che consiglieresti: Il già citato Siddharta, di Hermann Hesse: un libro che ti fa riflettere (ammesso che non ti faccia dormire, sono schietto); 1984 La Fattoria degli Animali di George Orwell perché descrivono e spiegano la nostra storia pur essendo (apparentemente) totalmente fuori al reale; Il Signore delle Mosche di William Golding. Ah, dovevo consigliarne uno solo? Allora L’Isola del Tesoro di Louis Stevenson ve lo risparmio.

9) Un libro che ti ha fatto crescere: 1984, senza dubbio. Non vorrei essere ripetitivo ma è così.

10) Un libro del tuo autore preferito: Va bene se è ancora nella mia lista desideri, vero? Le Torri di Cenere di George R.R. Martin.

11) Un libro che prima amavi e che ora odi: Amore? Odio? Si mangiano?

12) Un libro che non ti stancherai mai di rileggere: L’Isola del Tesoro: è stato il mio primo, vero, libro. Meraviglioso.

13)  Il libro che in questo momento hai sulla scrivania: La casa buia (Gone baby gone) di Dennis Lehane: uno degli incompiuti storici. Ogni due/tre mesi lo riprendo, ne leggo una decina di pagine e poi finisco per tralasciarlo. Ma la cosa strana è che mi piace…

14) Il libro che stai leggendo in questo periodo: Ho da poco finito l’Ombra della Profezia di Martin e ho preso in mano La Casa Buia, appunto.

15) Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi:

“Corwin annuì e lasciò cadere le mani lungo i fianchi”

U_U

16) La tua copertina preferita:

17) Il personaggio con cui ti vorresti scambiare di posto per un giorno:

Robb Stark, il figlio di Lord Stark nelle Cronache. Per impedire che… Non posso dire di più.

18) Il primo libro che hai letto:

Ricordo un libro dal titolo Capitan Mutanda o qualcosa del genere. Era della serie Il Battello a Vapore e lo “pescai” dalla biblioteca di classe ai tempi delle elementari.

19) Un libro il cui film ti ha deluso:

Ho il brutto vizio di vedere prima, leggere dopo. Piuttosto che un film, mi sta un po’ deludendo Il Trono di Spade che è la serie tratta da Asoiaf. Fra prima (ottima) stagione e seconda ho letto tutto il leggibile e noto un po’ di cose che mi lasciano perplesso.

20) Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse:

Non lo so… forse Smith: lui è un uomo in mezzo a non-uomini. Lui è l’ultimo uomo… ogni tanto mi sento un po’ così, troppo diverso da molti altri…

21) Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te:

Non penso che ce ne siano…

22) Un libro che hai letto da piccolo:

L’Isola del Tesoro di Stevenson

23) Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita:

Un po’ tutti. E’ raro che quel che dice la gente spesso si riveli corretto. Non per la gente, eh… spesso i gusti sono soggettivi. Palahniuk viene spesso considerato un genio e, quando comprai Cavie, avevo qualche aspettativa. Poche pagine e capii che se un genio lo era, non era un genio adatto a me.

24) Il libro che ti fa fuggire dal mondo:

Tutte Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (Asoiaf) anche se I Fiumi della Guerra della stessa saga è quello da cui sarei voluto fuggire io.

25) Un libro che hai scoperto da poco:

I Giardini della Luna di Steven Erikson che mi accingo ad iniziare a giorni dopo aver leggiucchiato qualcosa qua e là.

26) Un libro che conosci da sempre:

Libro libro o basta che sia un romanzo? Perché ci sarebbe il mio. Quello lo conosco da quando era soltanto un’idea allo stato embrionale.

27) Un libro che vorresti aver scritto:

La Gre parla giustamente dei soldi della Rowling e… vogliamo darle torto? Però a me piacerebbe creare un mondo, bello e reale come quello di Martin. E mi pare che il panciuto vecchietto non se la passi poi così male, no?

28) Un libro che farai leggere ai tuoi figli:

Gli consiglierei La Fattoria degli Animali di Orwell. Una favola e una lettura della storia senza eguali.

29) Un libro che devi ancora leggere:

Un libro che mi hanno regalato qualche settimana fa. E a regalarmelo è stato l’autore. Ho paura che, quando lo rivedrò, mi chiederà cosa ne penso :fermosi:

30) Un libro che ti ha commosso:

Montedidio di Erri De Luca.