Una svecchiata

Colgo al balzo questa mattinata libera e mi rimetto un po’ dietro al blog. Non troppo, non sono dell’umore migliore ma neppure di quello peggiore.

Il blog, dicevo, un blog trascurato che un tempo remoto ho coltivato un po’ e che poi è caduto in abbandono. Come tante, troppe cose. Oggi ho dato una mano di vernice ai widget che vedete a destra, in particolare ho aggiornato serie e letture. Le letture, queste sconosciute, si riducono al secondo capitolo di Malazan: Book of Fallen dal titolo “La Dimora Fantasma”. Un libro che continua la vicenda narrata ne “I Giardini della Luna” lungo un sentiero di costante evoluzione: migliora lo stile, il mondo diventa più vasto e dettagliato, la vicenda (già ottima) si arricchisce e diventa (appena) più chiara.
L’ho già consigliata, la riconsiglio. E’ lunga, difficile, a tratti confusa… ma è un esempio di come si possa creare un’opera vasta senza trascurare il dettaglio. Se il blogger vorrà, ne riparleremo…
Letture, dicevo… come quelle del mese prossimo. Perché ormai ci siamo, A Dance with Dragons è prossima ad uscire interamente (finora ci sono in commercio le parti 1 e 2, maledetta Mondadori!) in Italia e così potrò riprendere la storia degli Stark e dei Lannister da dove l’avevo lasciata. Non so se voglio dare 60 e passa euro alla Mondadori, valuterò… in un modo o nell’altro (le biblioteche… che pensavate?) l’inverno arriverà all’insegna del Winter is Coming.

E poi? Poi aspetteremo il vecchio… sperando che si sbrighi.

Serie, dicevo… le serie che sto seguendo sono quelle che vedete a fianco. Nello specifico:

Homeland -> laffigata made in Showtime. L’agente Carrie Matheson non è più un agente. La Cia l’ha cacciata e i suoi sospetti, dimostratisi sbagliati, sul deputato ed ex prigioniero in Iraq Nicholas Brody, l’hanno gettata nello sconforto e nella depressione. Una serie mozzafiato, dalle prime tre puntate in grado di pareggiare, se non superare, la meravigliosa season 1.

Doctor Who -> Il Dottore è il Dottore e chi mi legge un po’ lo sa. Al momento è in pausa ma Natale sta arrivando (semicit.). La prima parte di stagione è stata nella media, mi sarei aspettato di meglio. Ma sono stato abituato bene. Da considerare, però, una premiere col botto e un season finale da lacrimucce.

Dexter -> Sette stagioni e ancora il killer dei serial killer non ha capito che se uno non lo accoppa quando deve poi ci va di mezzo lui stesso. Come buttare al macero sei stagioni e tutte le manfrine sull’evoluzione del personaggio. Però Dexter è Dexter, il carisma c’è e le acque – chi ha seguito la sesta stagione lo sa – si smuovono. Speriamo bene.

Alphas -> Una serie che passa tanto, forse troppo in sordina. Ma una serie che – a me – piace e non poco. La seconda stagione è prossima alla conclusione ma si nota che è maturata, sia nella trama che nelle relazioni fra i personaggi e nell’evoluzione delle dinamiche. Se la prima era un diversivo, questa seconda stagione è una piacevole sorpresa.

The Walking Dead -> E’ presto per parlarne ma… premiere col botto. Se accoppano il bimbo-scemo, diventa un must.

Revolution -> Made in JJ Abrams: sinonimo di qualità (Lost) e di porcate (tutto il resto). Molti la criticano, a me piace. E’ ambientata in un mondo che si è spento e che – per citare S. K. – è “andato avanti”. Troppo abbozzata l’ambientazione e ridotto l’arco temporale (quindici anni sono pochi per parlare di un mondo così riorganizzato come quello di Revolution, almeno secondo me). Non amo neppure le scene di azione, spesso spartane e all’insegna dell’uno-contro-tutti. Ma la trama, quella sì, è intrigante. I Believe.

Infine ci sarebbe Last Resort. Ho visto la premiere, molto valida, e ho visto la seconda puntata. Per me è pollice in sù. Però il tempo è poco – ho pure ripreso gli studi, non c’è limite al masochismo – e gli ascolti della serie fanno gridare al taglio imminente. Aspetto un po’, quindi.

E quindi ci siamo, arrivano i saluti e i buoni propositi: vorrei davvero svecchiare il blog, magari cambiandogli intonaco o, forse, spostandolo altrove. Vorrei anche ripetere i progetti di scrittura. Sebbene il committente me lo sia considerato da solo, vorrei dare un seguito alla vicenda di Nake e dell’amicone Jolly. Ma non ora, non oggi, non in questa settimana…

Vi saluto, gente.
Qwertyminus.

Osare

Osare : avere il coraggio di fare qualcosa!


Dopo la breve lezione di lessico italiano, per la quale ringrazio il sito http://www.dizionario-italiano.it/ dal quale ho preso la definizione, eccomi a introdurre l’argomento del post: il coraggio di fare qualcosa.
Non temete, non è una delle mie celeberrime esternazioni bloggerecce. Parlo di     arti varie: fumetto, musica, letteratura e tutto ciò che verrà. Perché il coraggio serve in ogni dove…

Lo spunto nasce da quanto accaduto nella penultima puntata della serie The Walking Dead, nella quale (come ho ampiamente spoilerato con l’amica _Gre_ nel post precedente) ci saluta quello che a mio avviso è il personaggio più riuscito della serie che, malgrado il successo, solleva non poco clamore almeno nel nostro bel paese.
Non sto qui a scendere del dettaglio della serie, non è il post adatto. Lo spunto, però, c’è: gli autori della serie televisiva (che separo dal fumetto tanto per il fatto che non l’ho letto quanto perché vi sono differenze sostanziali) hanno compiuto in questo senso una scelta coraggiosissima. Hanno confezionato un prodotto, lo hanno offerto ai loro spettatori e, dopo i vari feedback positivi, hanno portato ad uno sconvolgimento che di certo avrà causato qualche malumore. Questo è OSARE.

Stessa cosa accade nella saga che sto leggendo (qui e qui ne trovate un assaggio), dove l’autore osa (e percula, passatemi il termine) in continuazione, lasciando spesso il lettore spiazzato, deluso, irritato e con la maledetta voglia di prendere parte lui stesso in quella storia.

OSARE vuol dire rendere “reale” il prodotto, “vivo” e sempre nuovo. Qualcosa di simile a quei musicisti che ancora oggi si sforzano di sorprendere, di inventare e creare sempre qualcosa di nuovo. Il tutto malgrado come si ben sa “le note sono solo sette”.

La discussione mi richiama un altro mondo abbracciato negli ultimi tempi: bello, affascinante, ma purtroppo stantio. Un mondo che soffre un approccio eccessivamente conservatore e target-oriented che mira a mantenere stabile la fetta di pubblico rinunciando, spesso, a far crescere l’opera con esso. Capita così che un eroe della seconda guerra mondiale che era giovane all’epoca si presenti giovane tuttora con in più un qualche stratagemma che mascheri la cosa come possibile.
Parlo di supereroi, per chi volesse dettagli in più. Ho iniziato a leggere Marvel (c’è anche la Distinta Concorrenza ma lì sono un pesce fuor d’acqua completo) durante uno dei famigerati Crossover, una trama che raccolga attorno a sé tutti gli eroi col marchio Marvel e che abbia il fine ultimo di stravolgere il contesto in cui operano. Nello specifico si trattava di Civil War.

Un Crossover  tutto fuorché banale, scontato o, come comunemente vengono definiti tali fumetti, bambineschi. Lo si può facilmente evincere dalla trama (che copio spudoratamente dalla pagina di cui sopra):

A causa di un’esplosione causata da un supercriminale di nome Nitro, un intero paese venne spazzato via di colpo, e centinaia di persone, compresi moltissimi bambini, persero la vita. Dopo questa vicenda tragica, il governo degli Stati Uniti e l’organizzazione S.H.I.E.L.D., dopo pressioni fatte dai cittadini superstiti e dal resto della popolazione, decidono di introdurre il cosiddetto “Atto di Registrazione dei Superumani” : con questo decreto, il governo degli Stati Uniti d’America avrebbe la facoltà di registrare le identità civili degli individui dotati di superpoteri. La comunità dei supereroi si spacca in due fazioni di fronte a questa decisione: i contrari alla registrazione, che hanno Capitan America come leader, e i favorevoli, capeggiati da Iron Man.

A me sembra anche attualissimo. In questo crossover si osa? Certo che lo si fa, ed è proprio questo che mi ha spinto nel lontano 2007 ad addentrarmi in questo ampio (e dispendioso!) mondo. Alcuni esempi? Due su tutti.

  • Tutti conosciamo l’Uomo Ragno, l’eroe di quartiere e le sue battaglie per tenere il mondo all’oscuro della sua reale identità di Peter Parker, fotografo freelance e squattrinato tanto quanto me. In C.W. Parker, sconvolto per la morte delle persone durante l’attacco terroristico di cui sopra sposa la causa di Tony Stark (Iron Man) e decise di smascherarsi per dare il buon esempio. Un errore che costerà la vita alla sua cara zia May e che lo porterà a indossare il costume nero per dare la caccia – in maniera rabbiosa – ai responsabili della sua morte;
  • Capitan America, leader degli Anti-Atto_di_Registrazione diverrà fuorilegge e, al termine della guerra da cui uscirà sconfitto verrà trascinato in catene a giudizio. Lì un cecchino gli sparerà e troverà una morte che verrà compianta da tutto il mondo degli eroi, in una serie di storie molto belle che contribuiscono a rendere il lettore partecipe della perdita.

Si osa, dunque. E poi? E poi tutto torna come prima. Ad oggi l’Uomo Ragno è ancora dov’era, il mondo non sa che è Peter Parker e zia May gode di ottima salute. Anche Cap è al suo posto, sebbene il suo ruolo sia un po’ diverso e…
E penso che la riflessione possa dirsi al suo termine.
Non è la morte dei personaggi il nodo della questione. Zia May, poi… quegli eventi hanno spinto i personaggi del mondo che io stavo adorando ad evolvere, cambiare. Li stavano facendo crescere: nel bene o nel male.

Quello che sogno di scrivere è qualcosa di reale, vivo e in grado di sorprendere. E la paura di osare non gli appartiene. Spero solo di riuscire a trovare le idee giuste.

Saluti,
Dott. Qwerty.

Asoiaf : A song of ice and fire.

Tempo addietro, non vado certo a ripescare certi post, avevo detto di essere sul punto di iniziare la serie televisiva “Il Trono di Spade”, “Games of Thrones” per i più anglofoni. Non l’avessi mai fatto…
La serie televisiva l’ho vista e apprezzata nel periodo natalizio. Ottima, nulla più nulla mano. Recitazione sopraffina, doppiaggio all’altezza (sì, l’ho vista nella versione nostrana per una volta), tensioni amori e perversioni del continente di Westeros resi in maniera divina. Quando mi si stuzzica il languorino, però…

E così ho iniziato a leggere la serie di libri da cui GoT è tratto: A song of Ice and Fire. “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” è una serie di romanzi fantasy scritta da George R.R. Martin a partire dal 1991. Il romanzo, o sarebbe più corretto dire la storia, si articola in cinque libri che diverranno nel prossimo futuro sette, una saga che – quindi – non ha tuttora una conclusione.
I libri che la compongono sono i seguenti:

A Game of Thrones, 1996.
A Clash of Kings, 1998.
A Storm of Swords, 2000.
A Feast for Crows, 2005.
A Dance with Dragons, 2011.
The Winds of Winter, *.
A Dream of Spring, *.

*Per la serie: usciranno quando saranno pronti.

Un’unica grande storia, quella raccontata dalle Cronache, in grado di rapire e coinvolgere. Una storia fantasy in cui non è la magia a farla da padrona. La magia è solo un alone che si avverte appena, che si risveglia poco alla volta man mano che storia procede, che le vite dei personaggi si intrecciano e si spezzano. Sì, si spezzano. La prima raccomandazione da fare ai “neofiti” è questa: non affezionatevi a nessuno dei personaggi che incontrerete nei vari libri. Tutti sono umani, nessuno è immortale.

Sempre per i neofiti, continuino pure con la lettura del post. Ci andrò cauto con gli spoiler, nulla che non possiate conoscere leggendo la pagina di Wikipedia o qualche recensione qua e là.

La Storia.
Asoiaf non narra la storia di questo o quell’uomo, di un gruppo o di un altro. Non è la storia di una famiglia, non è la storia di una nazione. Asoiaf racconta la storia di non uno ma sette regni: i Sette Regni che in passato furono conquistati e riuniti da Aegon Targaryen, il Re Conquistatore che cavalcando un drago incendio Harrenal, fece vibrare le terre e costrinse con le sue armate l’ultimo dei Re del Nord a inginocchiarsi davanti a lui.
I Sette Regni, il cui emblema è il trono di spade, forgiato con le lame dei caduti nelle guerre che portarono all’unificazione dei Sette Regni. I Sette Regni che ora – così parte l’opera – appartengono a Re Robert della casa Baratheon, colui che guidò insieme all’amico Lord Eddard Stark, signore di Grande Inverno e discendente dei Re del Nord, la rivolta che destituì l’ultimo re della famiglia Targaryen. La famiglia Stark e la famiglia Baratheon si riuniscono all’inizio delle Cronache. Ed è da qui che si dipanerà una vicenda immensa che si estenderà per tutti i Sette Regni e anche oltre, tra le città libere dell’Est dove fuggono gli ultimi eredi dell’antica dinastia regnante, a nord, oltre la barriera che difende il regno civilizzato dalla barbarie delle terre e nord del nord stesso. Il tutto mentre l’Inverno sta arrivando…

Continua…

Sono vivo.

Seria(l)mente [2]

Come preannunciato. Sebbene la giornata di ieri sia stata una di quella che ti toglie la forza dalle gambe. Perché non si può restare indifferenti quando un manipolo di idioti prende la propria vigliaccheria e la usa per rovinare una giornata dal valore immenso. Dipendesse da me li prenderei, arresterei e darei loro trent’anni. Omicidio: hanno ammazzato gli ideali della gente che spera. E chiudo qui… In topic, please.

Come scritto ieri, ho finito di guardare Alphas. Una serie che ho “presentato” qualche giorno fa e che ho concluso, senza pentirmi affatto di averla guardata per intero. Man mano che si procede gli stereotipi si attenuano, i protagonisti iniiziano – non tutti – a godere di vita propria e la trama cresce.
Avrei gradito un grado di introspezione maggiore, perché non dirlo… ma il finale di stagione lascia presagire un seguito con alte potenzialità. Senza il magone della prima stagione e degli ascolti mi aspetto una seconda stagione ancora migliore…

Ragioniamo in termini di voti (1-5): 4-. Da guardare.

E via di questo passo, quello con le serie americo-anglofone è un appuntamento immancabile da anni. Dai tempi di Lost non me ne faccio mancare mai. Lo scorso anno:

‘Vecchie’ serie (ne ho continuato la visione):

  •  Dexter
  •  Dollhouse (C)

‘Scoperte’:

  •  Doctor Who -> per avere un’idea di come mi abbia preso: in due mesi mi sono divorato sei stagioni e mi sono ‘mangiato’ il 90% delle pagine wiki in merito.
  • Romanzo Criminale (C)

La (C) alla fine sta ad indicare che sono concluse. A queste si aggiungono i ‘tentativi’ non andati a buon fine: Fringe e Breaking Bad su tutte. Amori mai sbocciati…

E veniamo a questa stagione: il dottore è in ferie, Dexter si è rimesso in moto. Per ora lo accantono per scelta, preferisco guardarla più avanti.
E che si fa, dunque? Anche Alphas è andato… due nomi, due ‘segnalazioni’ – una delle due è famosissima:

  • Game of Thrones: serie che si rifà alla saga fantasy di Martin, ‘Le cronache del ghiaccio e del fuoco’. E’ da un annetto che voglio seguirla. Non ho letto il libro, però, e questo mi frena un poco. Non sto a presentarla, è sulla bocca di tutti da mesi e ‘a breve’ partirà la seconda stagione.
  • Homeland: il nome ‘caldo’. Homeland è la nuova serie della Showtime (la stessa di Dexter), dal pilot una serie con tutti gli attributi. Personaggi vivi, a 360°, una storia nuova e intrigante… qualcosa che ricorda il miglior Alias. La trama in breve (fonte Wikipedia):

Carrie Mathison, un ufficiale operativo della CIA, viene riassegnata al Centro Antiterrorismo della CIA a Langley, in Virginia, dopo aver condotto un’operazione non autorizzata in Iraq. Mentre stava conducendo l’operazione in Iraq, Carrie è stata informata che un prigioniero di guerra americano era al servizio di Al-Qaeda. Durante un briefing d’emergenza, indetto dal suo capo, il direttore del Centro Antiterrorismo David Estes, Carrie scopre che Nicholas Brody, un sergente dei Marines che era stato ritenuto scomparso in azione in Iraq dal 2003, è stato liberato durante un raid della Delta Force. Carrie arriva a credere che Brody era il prigioniero di guerra americano di cui era stata informata. Tuttavia, il governo federale e i suoi superiori alla CIA considerano Nicholas Brody un eroe di guerra. Rendendosi conto delle difficoltà per provare la sua tesi e nel convincere il suo capo, David Estes, a mettere sotto sorveglianza Brody, Carrie chiede aiuto all’unica persona di cui si può fidare, il suo mentore Saul Berenson. I due devono ora lavorare insieme per indagare sulla figura di Nicholas Brody e prevenire un altro attacco terroristico sul suolo americano.

Allego le due locandine. Quale sarà la mia scelta è chiara: ora Homeland, poi – forse – GoT.

got

Homeland

Saluti,
Qwerty.

Seria(l)mente

Una volta sentii parlare un tale. Disse che c’è un tempo per lo scherzo, un altro per i discorsi seri. Visto che ieri si è scherzato abbastanza – ogni riferimento a fiduce e compravendite vari è puramente casuale – parliamo un po’ di cose serie.

Qualche tempo fa nel blog di hetschaap c’è stata una discussione sull’autore Erri De Luca. Inutile dire che io non avevo idea di chi fosse…
Come spesso accade – e per fortuna che accade aggiungerei – ne è nato un confronto costruttivo tra l’autrice e i vari commentatori. Da questo confronto ne è uscito fuori un nome: Montedidio.

Montedidio

La discussione mi ha, a suo tempo, incuriosito. Qualche settimana fa ero alla Feltrinelli e ho deciso di dare un’occhiata alle opere di De Luca, cercando proprio Montedidio. Un libricino, centoquaranta pagine, niente di che… almeno all’apparenza. L’ho sfogliato un po’ e mi sono messo a leggere le prime pagine…

Il libro è un diario, o meglio un ‘rotolo’ di carta in cui il protagonista annota i suoi pensieri. Un fiume di parole scritte in lingua muta, in quell’italiano che la Napoli del dopoguerra non conosce ancora. Non c’è una pagina di questo diario in cui il protagonista tiri fuori qualcosa di sé, del suo mondo, della magia che ha intorno a sé… e lo fa a suo modo, con una tenerezza e un’ingenuità che mi hanno stregato subito, sin dalle prime pagine.
Come ho scritto in un commento a hetschaap non ho potuto fare a meno di comprarlo.

Non mi piacciono i generi, tantomeno li mastico. Montedidio lo catalogherei come un romanzo di formazione, un’opera in cui il protagonista cresce poco per volta, scopre l’ <ammore> e conosce un angelo con le ali ancora chiuse, nascoste sotto il corpo magro e lavoratore di uno ‘scarparo’, impara a comprendere uno strano oggetto di legno regalatogli dal padre…

Ammetto di non averne compreso appieno il finale, forse perché non ho molta confidenza con le allegorie, forse perché un po’ distratto. Ciò non toglie che Montedidio sia una piccola perla e che merita quanto prima una rilettura.

Continuando a parlare seriaLmente, ho finito di vedere Alphas (i titoli non li scrivo mica a caso, solamente li scrivo ‘prima’ del resto e lo spazio è tiranno) e ora ho ripreso a guardarmi intorno…
Non mi va di dilungarmi ora. Per pareri e spunti aspettatevi quanto prima un Seria(l)mente [2], stavolta con contenuti più attinenti al titolo.

Grazie,
Qwerty.

Alphas

Oggi si torna a parlare di genere, nello specifico di SciFi. Sì, lo so, ho detto che i generi non mi piacciono. Ma se è fanta e è scienza che ci posso fare?
Come ho scoperto Alphas?
Per caso, assolutamente per caso. Navigavo su un forum e tra una serie e l’altra mi imbatto in questa misconosciuta serie del canale televisivo SyFy

Cos’è Alphas?

È una serie televisiva statunitense andata in onda per la prima volta questa estate e subito riconfermata per il prossimo anno. Dodici puntate e un tema assai abusato, sì, ma non troppo e non in quest’ambito.
Di supereroi il mondo (dell’irreale) ne è pieno ma tolti i capisaldi (Marvel e DC aka Distinta Concorrenza) il nostro bel paese non ne vede poi tanti. Parliamo poi di una serie televisiva e le uniche due serie che mi vengono in mente, nel merito, sono Heroes e The Cape: la prima è stata rovinata in seguito a una prima serie super, la seconda non è mai decollata. Poi ci sarebbe Smallville ma si tratta pur sempre di prodotto di stampo DC. Alphas si avvicina molto ai canoni del genere, tolta la calzamaglia vediamo come ci sono molte delle tematiche tipiche del mondo supereroistico statunitense: più Marvel, senz’altro, e in particolare le serie X: X-man, X-Factor, …
C’è inoltre la questione delle responsabilità: da grandi poteri grandi responsabilità. E lati negativi, oh sì… mica è tutto rose e fiori. Ma poi c’è dell’altro: niente bene contro male, niente grandi lotte e città messe a ferro e fuoco. La serie è quanto più vicino ci possa essere ai polizieschi. Ma andiamo con ordine.

Rosen, Gary (mio personalissimo idolo) e Rachel

Trama:

Il Dcis è il dipartimento statunitense della difesa, ogni minaccia alla sicurezza degli USA è affar loro. Ma ci sono minacce che vanno oltre la “normale amministrazione”. Ci sono gli Alphas, per esempio, uomini sì ma con qualcosa in più.
Per questo chiede aiuto al Dottor Rosen, un neurologo esperto in materia che raccoglie attorno a sé (qualcuno ha detto Xavier?) cinque casi: una ragazza complessata in grado di ampliare all’inverosimile i propri sensi, un giovane e simpatico autistico in grado di osservare e comprendere frequenze di ogni tipo, una donna in grado di manipolare le menti con le proprie parole, un tale con riflessi e mira eccellenti (Occhio di falco?) e un ex-agente dell’FBI di colore dotato di superforza (Luke Cage, va… XD)
Il loro compito? Investigare sui casi che conducono agli Alphas, prenderli e condurli a Buchinghton – o roba del genere – un centro di accoglienza e studio del fenomeno. Il tutto mentre alcuni Alphas si organizzano e vanno contro, difendendosi a loro dire da un sistema che li vuole far fuori. Il genere umano non è ancora pronto.

"We ask the questions! Respect the badge!"

Pareri sparsi:

Come visto sin ora la serie non è che si possa dire tanto originale. Non ci sono serie simili, certo, ma il mondo del fumetto è pieno di uomini superforti, manipolatori del pensiero e tizi con la mira super. Perché guardarlo, quindi?
In primis: Alphas appassiona diverte. Me, almeno. Appassiona quando si tratta delle parti più thriller/poliziesche, diverte quando ci sono di mezzo le storie dei protagonisti. In primis Gary, il ragazzo autistico, interpretato da un ottimo Ryan Cartwright, vera e propria “star” della serie.
Respect the badge!
Lui, la Rachel (la ragazza con la “sinestesia”) e il dottor Rosen sono i migliori, a mio avviso. Nonché i più veri. Gli altri sembrano inizialmente piatti e stereotipati. Ma c’è tempo…
Poi ci sono i temi trattati, quelli che stanno in secondo piano: l’eugenetica, i problemi legati alla “diversità” e un po’ di background ben fatto che non guasta.

Note negative:
Gli episodi sono un po’ troppo lunghi e questo comporta, spesso, episodi eccessivamente diluiti. Altro? La poca originalità, almeno nella metà dei personaggi principali. Tolti Rachel e Gary, il resto è già visto sentito altrove… in tutti i sensi. L’ex-marine sbattuto fuori per motivi disciplinari e finito a impaccare frutta in un super-market non è proprio nuovo nuovo eh!

Bill

Luke Cage

Consigliato?
Direi di sì, a conti fatti almeno. Intrattiene e non è poco… Non un must, un non-rischiarti-a-non-guardarlo-che-sennò, ma neppure qualcosa da scartare. Diverte e, in un momento in cui di ciarpame ce n’è tanto – qualcuno ha visto Terra Nova? Gli stereotipi di Alphas, in compenso, sono bazzecole…
Ora che il Dottore sta per lasciarmi Alphas, Dexter e qualcosina che troverò possono andarmi bene. Eccome.

Un dottore diverso dal solito

Oggi mi prendo un lusso, uno di quelli che forse non dovrei concedermi. Non mi spettano, dopotutto. Né per merito, né per riconoscenza.
Oggi – perdonate la rima con l’ultima parola scritta sopra – parlo di fantascienza.

Il titolo potrebbe di per sé far intuire di chi/cosa ho intenzione di scrivere: Doctor Who dopotutto non è poi così sconosciuto.
La serie in questione, la produzione fantascientifica più longeva di sempre (il primo episodio è andato in onda nel lontano 1963: più di vent’anni prima che mia madre pensasse solo di darmi la vita!), rappresenta uno dei capi saldi del suo genere. Lo dico io? No, la storia e i numeri.
Per i curiosi qui è possibile trovare un po’ di numeri e di storia.

Venendo a noi: Doctor Who è una serie inglese, nata sotto il segno della Bbc.
Il protagonista è il Dottore, uno di quelli che noi definiremmo alieno: è nativo di un pianeta chiamato Gallifrey e la sua specie è quella al cui nome trema l’intero universo.
Il Dottore è un signore del tempo: avanti o indietro, non c’è epoca che non possa visitare. Il suo mezzo è il Tardis, un’unità senziente “più grande all’interno”, un tempo capace di assumere forme diverse a seconda dell’opoca e del luogo in cui il Dottore sceglieva di visitare. Un tempo, ho detto, perché poi qualcosa si è rotto e il Tardis non ha più cambiato aspetto: è rimasto con le fattezze di una cabina della polizia inglese degli anni settanta.

Il Tardis. Prima che lo chiediate: sì, è più grande all'interno!

 Il Dottore, quindi… un signore nel tempo che se ne va a zonzo tra le ere. Lo fa per piacere ma non solo: più volte ha difeso l’universo e, soprattutto, il pianeta abitato da una specie di cui si è perdutamente “innammorato”: la Terra.
Il Dottore è tutto questo (ma anche molto altro) un viaggiatore nemico della solitudine che sceglie di volta in volta una compagna sulla terra e la porta con sé nei suoi viaggi.

Trama a parte…
Se continuo così nessuno arriverà a fine post. Visto oggi, a quarant’anni dalla prima messa in onda, il concept di base del Dottore è banale, diciamocela tutta. Un tizio che viaggia nel tempo, s’invaghisce guardacaso del nostro pianeta e salva l’universo un centinaio di migliaia di volte.
Hype? Per nulla.

Il Dottore è molto altro, però. Moltomoltomolto altro.
Innanzitutto il dottore è fantascienza: nei sei anni di programmazione che ho avuto modo di seguire non c’è nulla (o quasi) che sia stato lasciato al caso. Tutto è spiegato alla perfezione, prima fra tutti la presenza di un serial degli anni 60′ ai giorni nostri.
Niente Beautiful né cerone. Il Dottore ha una particolarità: lui non muore come tutti, lui si rigenera ogni volte sino a un totale di dodici incarnazioni.  Semplice. Banale. Geniale.

Siamo nel 2011 e a tanti anni di distanza il dottore è giunto alla sua undicesima incarnazione portata sullo schermo dal bravo ed esilarante Matt Smith.
Smith è il terzo dottore della fase “nuova”, quella apertasi col 2005 col nono dottore. Dopo un periodo di silenzio, iniziato a metà degli anni 90′, la serie è rinata e col 2005 è iniziata una nuova fase, anch’essa all’insegna della continuità con le precedenti.

Niente remake né sequel: la serie è semplicemente ricominciata dall’ennesima (la nona, interpretata da Christopher Eccleston) rigenerazione del dottore.
Tutta la stagione è un concentrato di classe, non fa altro che prendere per mano lo spettatore e trascinarlo nel mondo del dottore spiegandone quanto c’è da sapere: il Tardis, il tempo e i suoi punti fissi, gli alieni nazistoidi ossessionati dalla purezza della specie, il cacciavite sonico… tanto divertimento e anche tante emozioni.

Il nono dottore e Rose, la prima companion della nuova serie

L'undicesimo e attuale dottore e Amy, la compagna che (saranno i capelli rossi) preferisco...

Una stagione bella e godibile con l’unica pecca di un budget non all’altezza ed effetti un po’ troppo “plasticosi”. Ciò non toglie che sia un ideale punto di inizio. Io ho cominciato da lì, quasi per caso, e ora eccomi qui… visceralmente ossessionato e fanboy!

Tornerò a parlare di Doctor Who? Mi piacerebbe, mi piacerebbe tanto. Dedicare un post a ognuno dei dottori che ho avuto modo di apprezzare, alle companions, ai nemici, a Jack Harness….
Chi lo sa. Grazie per la lettura e ditemi che ve ne pare. So di essere noioso nei resoconti, la prossima volta mi butto in un dialogo immaginario che forse risulta essere più accattivante…

Alla prossima,
Qwertyminus.