Ma io non scrivo più?

Seriamente. Giorno più giorno meno (ho cancellato talmente tanta robaccia da essermi scordato di salvare il primo post-intervista) siamo al compleanno del blog più vuoto e insensato che mente umana possa arrivare a concepire e io che faccio, mi zittisco?

Nah… o forse sì?

Di buono c’è che fa caldo e il caldo è una piacevole scusa: fa caldo, ho mal di testa. Ciò implica che non scrivo. Facile, no? Poi un essere pedante potrebbe dirmi: e in inverno? In Inverno fa freddo, un freddo del delirio. Mi viene il mal di testa e non scrivo.

Aggiorniamoci, va. Due cose su tutte, utili a farmi trovare la voglia di buttare giù qualche post agostino. La prima: ricominciano le serie. E da due settimane ripreso Alphas e le premesse sono più che buone. Dr. Rosen e compagni continuano con il loro non gruppo alla x-men a lottare contro le alpha-minacce, che si chiamino terroristi, Stanton Parish o cattivo-uomo-dell-FBI-che-mi-ruba-il-pudding-dal-frigorifero. A questo si aggiunge il nuovo trailer del dottorino più famoso delle terre di London 2012. Olimpiadi che, per altro, hanno visto un bel cameo del Tardis nella cerimonia augurale.

Altra novità: ormai sono drogato di A Song of the Ice and Fire. Sto leggendo I Fuochi di Valirya. Scrivi vecchio, scrivi!

Meme… perché sei tu, meme?

Colpevoli _Gre_hetschaap. A me non resta che consumare la tastiera e cercare di ragionare su cosa scrivere.
ATTENZIONE: Pericolo Trolling.

  • La tua canzone preferita: Ho imparato a sognare, Negrita. Credo sia la prima, vera, canzone di cui mi sono innamorato.

  • La canzone che ti piace di meno: Estate, Negramaro. Come vedrete in seguito, il gruppo lo apprezzo non poco. Ma questa è la canzone più fastidiosa che abbia mai ascoltato… forse è il gettone da pagare per sbancare, chi lo sa.

  • Una canzone che ti rende felice: Dancing with my self, di Billy Idol. Sentitela prima, poi ne riparliamo.

  • Una canzone che ti rende triste: Settembre, di Luca Carboni. Non è proprio tristezza, è nostalgia. Paura. Meravigliosa.

  • Una canzone che ti fa venire in mente qualcuno: Ballata per la mia piccola Iena, Afterhours. Non penso che servano commenti (o se servono non voglio riportarli. In compenso posso dirvi Apalucia, che non c’entra nulla ma… è una bellissima parola (cit.) ).

  • Una canzone che ti fa venire in mente certo luogoIn un giorno di pioggia e I cento passi, rispettivamente mi ricordano l’Irlanda, un posto dove vorrei andare (prima o poi, meglio prima) e il posto dove voglio restare… perché andare, scappare, è comodo. Ma scegliere di restare, lottare, è un dovere… come altri prima di me hanno fatto.

  • Una canzone che ti fa venire in mente un certo evento: Sei un miracolo, di un certo Daniele Groff. Non so neppure chi sia e cos’altro abbia cantato. Me lo sono trovato davanti, una volta, durante una gita con la scuola. E ricordo che è stata una bellissima giornata. Bei tempi…

  • Una canzone di cui conosci il testo a memoria: Nessuna Razza, di Caparezza. “Io sono spazzatura, che spazza razza pura, non provo più paura e colleziono punti di sutura…”

  • Una canzone su cui puoi ballare: Io non ballo, al massimo potrei arrancare sulle note di Rise Up, di Yves Larock.

  • Una canzone su cui puoi addormentarti: Un qualunque pezzo di Laura Pausini, Alessandra Amoroso e compagnia bella. Trovo questa musica noiosissima, senza se e senza ma.

  • Una canzone di un gruppo che non ti piace: non ci sono gruppi che non mi piace, al più gruppi che non considero proprio.

  • Una canzone che ti piace e ma nessuno si aspetterebbe da te: Boh, forse un Mille giorni di te e di me, di Claudio Baglioni. Baglioni non mi sta simpatico ma non per questo non ammetto che molte delle sue canzoni sono molto belle.

  • Una canzone che ti descrive: Non penso esista. Ho sempre provato un certo feeling con Ti ti ti ti, di Rino Gaetano.

  • Una canzone che ti piaceva e adesso non sopporti più: Non esistono canzoni del genere, se una canzone mi piace mi piacerà sempre.

  • Una canzone che senti spesso alla radio: Solo, di Marco Mengoni. È ovunque, peggio del prezzemolo.

  • Una canzone dal tuo album preferito: Pezzi di Vetro, dall’album Rimmel del 1975. Francesco De Gregori.

  • Una canzone che ascolti quando sei incazzato/a: Iodio dei Bluvertigo, ovviamente!

  • Una canzone che ascolti quando sei felice: Direi Iodio dei Bluvertigo, ovviamente!

  • Una canzone che ascolti quando sei triste: Ma Iodio dei Bluvertigo, ovviamente!

  • La canzone che vorresti suonassero al tuo matrimonio: Felici ma trimoni, di Caparezza. *.*
  • La canzone che vorresti suonassero al tuo funerale: Vaffanculo, di Marco Masini. Me lo merito. Solo per il ritornello…

  • Una canzone che sai suonare: So fare solo Do-do-sol do-do-la e nota random col mio fidato flauto comprato alle medie.

  • Una canzone che ti piacerebbe saper suonare: Do-do-sol do-do-la ovviamente. U.U

  • Una canzone che ti fa sentire colpevole: C’è tempo, di Ivano Fossati. Perché ci si illude e si illude che sia così.

  • Una canzone della tua infanzia: La rondine, Mango. Senza un perché.

  • La tua canzone preferita l’anno scorso a quest’ora: Non ricordo dov’ero ieri a quest’ora, figuriamoci l’anno scorso. Seriamente…

  • La canzone che vorresti fosse stata scritta per te: L’Inno di Mameli, di Mameli e Novaro. U.U

  • Un gruppo che ascolti spesso: I Negramaro. Come ho scritto all’inizio, adesso li seguo che è un piacere. Bellissima Londra Brucia, per esempio.

  • La canzone che ascolti più spesso in questo periodo: Mucchi di Gente, di Nathalie Giannitrapani.

  • Una canzone che ti fa pensare al sesso: I wanna fuck a dog, Blink 182. Quale sennò? Rotfl. 

  • La canzone che ti fa pensare alla solitudine: Vuoto, Franco Battiato. La solitudine, la rincorsa senza senso… e il nulla.

  • La canzone con il migliore inizio: Povero me, di De Gregori. 

  • Una canzone che ti estrania dalla realtà: Via del Campo, di De André. Quella strada di Genova non l’ho mai vista, ma è come se la conoscessi.

  • La canzone che ti fa scatenare non appena la senti: Iodio dei Bluvertigo, ovviamente (cit.)

  • La canzone su cui fare l’amore: Mmm… Iodio dei bluvertigo…

  • La canzone col titolo più bello: Alice, di De Gregori. In un nome c’è tutto.

  • La canzone col miglior testo: Qualunque testo di De Gregori, ma anche De André.

  • La canzone che preferisci della collezione dei tuoi genitori: Io Vagabondo, dei Nomadi.

  • La canzone che non conosceresti se non fosse per un tuo amico: Iodio dei Bluvertigo. Sul serio.

  • Una canzone che odiavi ed ora ami: Va bene essere instabile, ma se è amore è amore. Oppure no.


    Due post del genere in un giorno. Ci risentiamo per Natale.
    Bye. Qwerty. 

Tempo al tempo

Scrivere un post con un titolo no sense è un’arte. E in questa forma d’arte sono uno dei primi esponenti al mondo. Ne sono certo.

Avevo in programma per il fine settimana un post-recensione-qualcosa_del_genere su un racconto, il primo di una serie. Sto spulciando, oltre a “I Giardini della Luna” di Erikson, una doppia raccolta con due nomi da urlo: Richard Matheson e Edgar A. Poe. E proprio a quest’ultimo volevo dedicare un post “scrivendo” un po’ de “Il pozzo e il Pendolo”, il celeberrimo racconto del terrore. Volevo, e ho iniziato a scriverlo su Libre-Office. Poi ho eliminato per sbaglio il file e puff…

Ma lo scriverò da capo, tempo al tempo. Intanto mi auto-celebro, contemplo la giovinezza che va via e segnalo che – mai segnalato prima? – ho chiuso il vecchio account di Twitter perché sì e ne ho inaugurato uno nuovo.

Se posso vi followero io altrimenti, boh… chiedete e vi sarà dato.

A presto.

Vorrei che domani…

Vorrei che domani fosse una giornata normale, una di quelle in cui non c’è niente da ricordare. Un giorno banale dove tutto è solito e nulla è particolare.

Vorrei che non ci fosse niente che porti a ricordare. Il mio desiderio sarebbe quello di vivere – e scusate se mi ripeto – in un mondo normale e scontato dove davvero le uniche cose per cui arrabbiarsi fossero gli scudetti dati alla juventus o le scelte aberranti degli sceneggiatori de Il Trono di Spade.

Vorrei che il mio mondo mi garantisse un 23 Maggio come il 22, come il 24, come tutti gli altri giorni dell’anno. E lo stesso dicasi per il 9 Maggio, che è già passato e per il 19 Luglio.

Vorrei un mondo, una città, quartieri e strade in cui l’eroe può essere il netturbino che renda la nostra vita più piacevole o il parcheggiatore abusivo a cui, se non dai i soldi, stringe le spalle e riprende a cantare la sua canzone in una lingua innominabile. Vorrei che io e mia sorella potessimo essere gli eroi dei nostri genitori e che loro potessero essere i nostri, in un semplice scambio solidale… di quelli che si fanno quando si è bimbi e quel che c’è aldilà di un palmo ci è distante.

Vorrei che potessero non esserci facce tristi né martiri. Che non ce ne fosse mai stato il bisogno e che, anche Tu, domani potessi essere qua a goderti una giornata banale, in una città banale di un mondo banale. Io e te non ci conosciamo eppure ti devo tanto. Avevo tre anni, all’epoca, e prima di cinque-sei anni sei rimasto un’insegna sopra una scuola che non è stata la mia perché il mio comune non ha voluto.

Ti devo tanto e te ne dovrò sempre. Grazie.

La mia parola

Che per voi sia stato un successo, un pessimo esempio di televisione, un capolavoro, qualcosa da trascurare o di cui non sapevate neppure l’esistenza, per me Quello che non ho, programma condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano e andato in onda il 14, 15 e 16 Maggio su LA7, è stato un bel modo di riportare in TV le parole, pure e semplici senza inquinamento di sorta.

Mi ha fatto riflettere ad esempio l’accezione che oggi viene data alla parola onore o a quella di famiglia, spesso legate a doppio filo a realtà che, diciamocelo, non c’entrano nulla con queste due parole.
Ora tocca me, con un invito a chiunque mi legga di prendere una propria parola e fare altrettanto. Non è un meme, non ambisco a lanciare niente del genere. Solo un modo per conoscerci meglio.

La mia parola è SERENITA’.
Ti svegli al mattino, fai ciò che devi e hai il tempo e la voglia di fermarti allo specchio e scegliere chi o cosa essere nel giorno che ti aspetta.
Nessuna scadenza, nessuna urgenza, solo una vita e tu che puoi viverla sapendo che anche se hai poco, quel poco è tale da far sì che tu stia bene. Che gli altri – perché non sei come molti, tu gli altri li guardi e a loro ci pensi! – stanno bene e che la tua giornata non sarà in alcun modo sporcata da cose che non comprenderesti neppure se te le spiegassero. Una giornata senza la paura di sentire che gente senza lavoro finisca per rinunciare a quella stessa vita che tu stai vivendo, senza l’orrore di immaginare te stesso nei loro panni, di pensare come loro e in loro. E senza la paura che un giorno, quella cosa così lontana ti si avvicini.
Stare seduto, puoi farlo. Pensare, puoi farlo. Parlare, camminare, lavorare e anche voler bene, puoi farlo senza sentirti in colpa, senza che ogni momento sia schiacciato da angosce più grandi e più rarefatte.
Sei come una bella giornata che non vede alcuna nuvola all’orizzonte. E ora che ce l’hai ti chiedi come hai fatto a farne a meno tutto questo tempo. Poi ti svegli e la scrivi sulla pagina del tuo blog: SERENITA’.

Resistere è…

Resistere è continuare a lottare, sempre e comunque. Resistere è un desiderio, una speranza e un’esortazione.

Resistere non è cancellare gli sbagli, eliminare il passato o, peggio, riscriverlo a colori. Resistere è rivivere ogni giorno con in mente quei ricordi, quel passato e quelle sfumature di bianco e di nero, un misero grigio che non deve mai essere lavato.

Resistere è sforzare di tenere gli occhi aperti anche se a volte chiuderli e lasciarsi cullare dal sonno è la scelta più facile. Resistere è guardare la fame, l’odio e l’orrore e dire il mio mondo è un altro.

Resistere è un ruggito, un’accettazione e una negazione. Resistere è una meta, resistere è un punto di partenza.

Resistere è quel che ci resta.

Buon 25 Aprile.